Chiunque può diventare imprenditore, ma ognuno in un modo diverso. A seguito di numerosi studi effettuati sulle aziende si è riusciti a individuare 5 tipologie di imprenditori, scopriamoli insieme.

Imprenditori utilizzatori

Rientrano in questa categoria tutte le persone che hanno deciso di creare un prodotto o un servizio perché sono dei loro utilizzatori frequenti.

Alcuni dei motivi che li portano a diventare imprenditori e fondare un’impresa:

  • bassa qualità di ciò che è già presente sul mercato (maggiore valore oggettivo);
  • scarsa efficienza di ciò che è già sul mercato (miglioramento);
  • scoperta sul campo o colpo di genio (invenzione);
  • combinazione di più prodotti o servizi già esistenti (ottimizzazione).

Ad esempio, un ciclista professionista che crea un proprio modello di bicicletta basato sulla sua esperienza professionale. Uno chef che brevetta un particolare strumento di cottura. Un consulente di marketing che sviluppa un nuovo tool che ottimizza i tempi di lavoro. Un programmatore un nuovo framework più facile e veloce. Un operaio metalmeccanico di terzo livello con la passione per le corse sportive che progetta un’automobile dalle prestazioni eccezionali e tra le più costose al mondo (Horacio Pagani).

Imprenditori accidentali

Quelli che “non avrei mai pensato di fare l’imprenditore”. Questo particolare gruppo è rappresentato da persone che per caso si sono trovate a fare l’imprenditore, che non erano partite con una idea di business definita e che spesso devono il loro successo al passaparola.

Ad esempio, lo smanettone di computer a cui amici e parenti si rivolgono per i vari problemi dei loro dispositivi o per qualche consiglio, che comprende che da quell’attività può ricavarne un guadagno e creare un business (Aranzulla).

Oppure l’amica che ci accompagna a fare shopping perché apprezziamo il suo stile e i suoi gusti che dopo un buon passaparola, tra amici e parenti, realizza di essere diventata una fashion blogger e una influencer.

In questa categoria ci sono anche io. Infatti, se oggi ho un’agenzia di comunicazione e marketing lo devo a una serie di eventi e coincidenze.

All’epoca mi occupavo di informatica e programmazione e per molti dei miei amici e conoscenti fare l’associazione “bravo con i computer” con “tutto ciò che riguarda la tecnologia e internet la chiedo a Mirko” era davvero molto semplice. Infatti, venivo spesso contattato per sapere se potevo occuparmi della realizzazione di un sito internet, di una campagna pubblicitaria, di grafiche, etc.

Il caso, e la fortuna, hanno voluto che tra le mie conoscenze (fin da bambino) c’era una delle migliori creative italiane, Jukuki. Con lei ho iniziato a portare avanti piccoli progetti finché non sono diventati più numerosi e più grandi. A quel punto abbiamo realizzato che potevamo creare la nostra azienda e abbiamo fondato l’agenzia Mimai, in cui lavoriamo insieme da 15 anni.

Imprenditori innovatori

Sono le persone che cambiano la storia, quelle che risolvono i problemi delle masse e che facilitano il progresso. Spesso le loro idee sono tecnologicamente molto avanzate e le loro menti fuori dagli standard. Per questo genere di progetti è necessario talento, collaborazione di istituzioni, partner altrettanto bravi e affidabili, una grande disponibilità di capitali e risorse finanziarie.

In questo gruppo di imprenditori rientrano nomi come Steve Jobs, Elon Musk, Larry Page, Sergey Brin, Mark Zuckerberg, etc.

Imprenditore da secondo lavoro (moonlighting)

Sono persone che hanno già un lavoro come dipendente, ma che portano avanti il loro progetto imprenditoriale fuori dagli orari lavorativi finché questa seconda attività non diventa abbastanza remunerativa da permettergli di lasciare il lavoro da dipendente.

Qualche esempio famoso? Partiamo da Ryan Hoover, fondatore di Product Hunt. Ha realizzato la sua startup mentre lavorava per PlayHaven. Product Hunt è stata recentemente acquisita per oltre 20 milioni di dollari. In questo caso non si tratta al cento percento di un caso di moonlighting in quanto ha chiesto una riduzione di orario lavorativo per lavorare sui suoi progetti imprenditoriali, mentre un reale moonlighting non cambia nulla del suo lavoro mentre porta avanti le sue idee di business, ma possiamo fare un’eccezione. 🙂

Passiamo a Sara Blakely, imprenditrice miliardaria americana, fondatrice del fashion brand Spanx. Ha lavorato su questo progetto due anni mentre era dipendente di un’azienda che produceva calzini. Spanx ha un utile di oltre un miliardo di dollari l’anno adesso.

Per ultimo, ma non di certo per importanza, un imprenditore leggermente più datato e storico: Phil Knight. Ha iniziato la sua carriera di imprenditore vendendo scarpe da ginnastica giapponesi fuori dall’orario lavorativo come ragioniere. In poco tempo le vendite gli hanno permesso di lasciare il lavoro e impegnarsi al 100% nella creazione dell’azienda che oggi conosciamo come Nike.

Imprenditore per scelta or “take a break”

È la categoria che preferisco, ammiro e invidio di più. Rientrano in questa categoria quelle persone che si prendono una pausa dal mondo del lavoro per riflettere su quale idea imprenditoriale possono realizzare. Sono quelli che scelgono di fare l’imprenditore, ancor prima di avere una chiara soluzione di business. Il loro unico obiettivo è quello di scovare un problema non ancora risolto e trovare una soluzione. Non hanno paura di fallire, non temono la mancanza di stabilità economica e sono pronti a rischiare tutto pur di seguire il loro sogno di diventare imprenditori.

Due esempi famosi, oltre che due antagonisti: Jack Ma e Jeff Bezos.

Il primo, Jack Ma, nato da una famiglia umile, approfitta fin da piccolo di ogni genere di opportunità per diventare imprenditore e trovare un terreno fertile. A 12 anni ha iniziato a fare la guida turistica agli americani che visitavano la sua cittadina per imparare l’inglese perché sapeva che questo gli avrebbe dato un vantaggio competitivo in Cina.

Prima di ottenere la laurea è stato respinto due volte dall’ammissione all’Università. Una volta laureato, ha inviato numerosi CV per fare esperienza con aziende inglesi o americane, ma nessuna azienda gli rispose. Addirittura, quando KFC aprì nel suo paese, al colloquio di assunzione c’erano 24 persone. Ne assunsero 23 e lui non era tra questi.

Jack Ma: quando KFC aprì nel mio paese, al colloquio di assunzione c'erano 24 persone. Ne assunsero 23! Condividi il Tweet

Si fa prestare un po’ di soldi e fonda la prima società di traduzioni, gli va male, ma allo stesso tempo gli permette di vedere l’America e di scoprire la potenza di Internet. Questo gli cambiò la vita.

Tornato in Cina, si prese del tempo per sé stesso e per studiare il mercato online pur non essendo un informatico o programmatore. Fondò la prima società, China Pages, fallì anche questa.

Continuò le sue ricerche finché non trovò il suo oceano blu, un grande supermercato online di produttori cinesi e acquirenti stranieri. Grazie al contributo iniziale di alcuni amici riuscì a fondare Alibaba, l’e-commerce più grande del mondo con oltre 150 miliardi di dollari di valore sul mercato.

Jeff Bezos non ha avuto una vita così travagliata come il suo collega, ma leggendo la sua storia non può che sorprende il fatto che lasciò un lavoro ben pagato in una società dell’alta finanza di New York per fondare, nel garage di casa, un e-commerce di nome cadabra.com oggi conosciuto come amazon.com.

In questa categoria l’istinto di imprenditore prevale su ogni genere di barriera mentale, culturale ed economica, sulla stabilità e sulla sicurezza finanziaria. Per me loro sono all’apice della categoria degli imprenditori.

Gli esclusi

In questo elenco ho volutamente escluso gli imprenditori ereditieri, le imprese familiari e ogni genere di professionista. In questi casi, infatti, non si può parlare di creazione d’impresa da zero.

Un professionista sceglie un percorso di studi che lo porterà a esercitare. Un ereditiere (o figlio di papà) diciamo che si ritrova seduto sulla poltrona dirigenziale un po’ per fortuna e un po’ per merito (deve pur sempre essere bravo per poter fare l’imprenditore).

Le imprese familiari, invece, hanno alle spalle una tradizione così radicata nella famiglia, tramandata da generazione in generazione, che non scegli di fare l’imprenditore, nasci già imprenditore.

Quindi che imprenditore sei o vorresti essere?

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© Mirko Maiorano

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