Il 2016 non è ancora terminato, ma già si iniziano a tirare le somme di un anno di vendite online che vede l’Italia in costante crescita.

Dai dati pubblicati da Ecommerce Foundation (www.ecommercefoundation.org/reports), sia in Italia che in Europa sono sempre di più gli utenti che acquistano online (e-shoppers) e il fatturato previsto per il 2016 dovrebbe portare un aumento percentuale a doppia cifra!

L’e-commerce in Europa

Nel nostro continente la nazione con il fatturato online più alto è sempre il Regno Unito, che detiene anche la prima posizione per spesa media per e-shoppers:

  • Fatturato: $ 174 miliardi (dati 2015) – $ 192,5 miliardi (previsione 2016)
  • Utenti connessi ad internet: 49,8 milioni (93% del totale della popolazione sopra i 15 anni)
  • e-shoppers: 43 milioni, ovvero circa l’86% degli utenti connessi ad internet
  • Spesa media per e-shopper: circa $ 4.050

L’Italia, piano piano, si sta facendo strada con i seguenti risultati:

  • Fatturato: $ 18 miliardi (dati 2015) – $ 20,5 miliardi (previsione 2016)
  • Utenti connessi ad internet: 35,7 milioni (68% del totale della popolazione sopra i 15 anni)
  • e-shoppers: 17,7 milioni, ovvero quasi il 50% degli utenti connessi ad internet
  • spesa media per e-shopper: circa $ 1.020

Anche le altre grandi nazioni, come Francia, Germania e Spagna, sono in forte crescita, facendo registrare aumenti di fatturato nell’ordine del 14-15%; l’unica eccezione è la Russia che cresce solo del 6% anche a causa dei contrasti con l’Europa e gli Stati Uniti.

Da questi dati è facile capire perché il Regno Unito occupa il primo posto in Europa e il terzo nel mondo come mercato online, mentre l’Italia occupa solo il sesto posto in Europa e non rientra tra le prime 10 nazioni nel mondo, addirittura restando dietro a paesi come la Sud Korea (popolazione connessa ad internet uguale all’Italia).

L’indice di penetrazione di internet in Italia è davvero basso, quasi ai livelli dei paesi del terzo mondo o in via di sviluppo; per avere qualche termine di paragone, in Cile il 76% della popolazione sopra i 15 anni è connessa ad Internet, la media del Sud America è del 56%, quella Europea è del 75% e i nostri vicini (Francia, Spagna e Germania) sono tutti sopra l’80%. Cosa significa questo? Semplice, meno utenti connessi ad internet uguale meno consumatori e meno fatturato!

Il Resto del Mondo

Continuando ad osservare i dati di Ecommerce Foundation e allargando l’analisi al resto del mondo, sono molti gli aspetti positivi che ne scaturiscono; ad esempio, se si analizza il PIL (GDP) generato dal mercato online, si nota come sia in costante crescita passando dal 1,34% del 2011 al 3,11% del 2015, a differenza del PIL globale che non ancora riesce ad invertire il suo trend al ribasso passando da un +4,4% del 2011 a un +1,9% del 2015! Le nazioni leader del mercato online, ovvero Cina, USA, UK e Giappone, insieme formano quasi il 75% del totale delle vendite online mondiali ($ 2.273 miliardi nel 2015), in particolare:

  • Cina $ 766,5 miliardi
  • USA $ 595,1 miliardi
  • UK $ 174,2 miliardi (previsti per il 2016 $ 192,5 miliardi)
  • Giappone $ 114,4 miliardi

Per il 2016 si prevede di sfiorare i 2.300 miliardi di dollari di fatturato online!

La Cina è in assoluto il leader incontrastato del mercato online, sia in termini di fatturato, che di e-shopper (413 milioni), nonostante l’indice di penetrazione di Internet sia solo del 51%. Proviamo a immaginare di cosa sarà capace, in termini di fatturato, questa nazione, quando riuscirà a portare l’utilizzo di Internet ai livelli dei paesi occidentali, ovvero sopra l’85%… impressionante!

C’è da aggiungere, però, che se la Cina è al primo posto in termini di volumi, è al secondo nel ranking mondiale dell’e-commerce, dietro agli Stati Uniti; infatti, questa speciale classifica (vedi sotto) non tiene conto solo dei dati economici e della grandezza del mercato, ma anche della soddisfazione dei consumatori (quantità e qualità dei prodotti online, facilità di reperibilità, fiducia del mercato online, sicurezza dei metodi di pagamento, affidabilità dei negozi e convenienza), del potenziale di crescita e del livello delle infrastrutture.

Global Retail e-commerce index

Come si nota dalla tabella, la principale differenza tra la Cina e gli altri grandi mercati è rappresentata dalla scarsa qualità delle infrastrutture con solo 43,6 punti, a differenza dei 91.5 degli Stati Uniti o dei 100 punti di Hong Kong e Singapore. Continuando a osservare i dati della tabella, vediamo come il Belgio e la Danimarca hanno fatto un salto in avanti rispettivamente di 15 e 13 posti nonostante i giri d’affari non siano paragonabili a quelli di Cina o USA; questo incremento è dovuto soprattutto a investimenti importanti in infrastrutture tecnologiche e a operazioni volte a migliorare il livello di soddisfazione degli utenti! Quindi, per essere considerati un buon mercato online, non necessariamente bisogna avere dei grandi numeri, ma occorre che tutto il sistema funzioni al meglio e che si crei un ambiente ideale affinché un consumatore si senta sicuro e sereno quando acquista online.

L’ultima valutazione sulle dimensioni del mercato online cinese la possiamo fare analizzando le vendite avvenute durante l’evento Single’s Day (anche conosciuto come Double Eleven) del 11 novembre. Il Single’s Day Cinese è simile al Black Friday occidentale, ovvero 24 ore di sconti folli, e si svolge l’11 novembre di ogni anno. Da quando è stato istituito, ha fatto registrare ogni anno un nuovo record di vendite avvenute online in 24 ore. Jack Ma, fondatore del più grande e-commerce cinese Alibaba, alla fine dell’evento di quest’anno, sul mega contatore installato sul palco per segnalare il totale delle vendite in tempo reale, ha letto al pubblico questa cifra mostruosa: 120.748.589.125 ¥, ovvero 17,78 miliardi di dollari, 206 mila dollari al secondo, in pratica il totale delle vendite online del nostro paese nel 2015! I cinesi sono tanti, ma veramente tanti, e sono pazzi per l’e-commerce: queste due componenti rendono questa nazione quella da osservare maggiormente come mercato con le più alte potenzialità di crescita nel breve periodo. (Fonte IlSole24Ore)

L’Italia in dettaglio

Tornando al nostro bel paese, cerchiamo di capire cosa si potrebbe fare per migliorare il nostro ranking mondiale per l’e-commerce e i volumi d’affare.

Nel ranking mondiale, sempre dai dati di Ecommerce Foundation, l’Italia è solo al 38° posto, non tanto a causa di una soddisfazione degli utenti non ai massimi livelli o delle infrastrutture non ancora adeguate, ma soprattutto di un punteggio basso in termini di logistica e soprattutto di burocrazia (o meglio facilità di fare business), che ci vedono rispettivamente al 20° e al 45° posto nel mondo, ben al di sotto di paesi emergenti come il Mexico (33°) o  l’India (32°), oppure di paesi “cugini” come Spagna (25°) o Francia (7°).

Sicuramente in Italia si dovrà investire molto per poter raggiungere i risultati di nazioni come Germania o Francia, ma quello che deve cambiare è anche la mentalità delle persone e degli imprenditori; siamo un popolo abituato a vedere la “fregatura” ovunque, diffidenti per natura, con scarsa propensione al commercio inteso come processo commerciale che va dal pre al post vendita. In Italia, purtroppo, molti venditori sono indirizzati a raggiungere il maggior profitto nel più breve tempo possibile anche a discapito della qualità dei servizi offerti in termini di tecnologie, logistica, customer care e post vendita. Il commercio online, invece, si basa sul rapporto di fiducia che si riesce a instaurare tra il venditore e il consumatore, non a caso uno dei fattori che compone il ranking mondiale è proprio il Consumer Behavior. Del resto la corsa al prezzo più basso a tutti i costi porta solamente alla distruzione del mercato e alla sua frammentazione, invece la cooperazione e gli investimenti in servizi e infrastrutture farebbero crescere la fiducia e la propensione all’acquisto online e aumenterebbero il giro d’affari.

Un altro passo avanti si farebbe cercando di informare meglio gli utenti e gli imprenditori sulle reali garanzie offerte dai nuovi sistemi di pagamento, visto che gli Italiani sono da sempre ostili alle evoluzioni tecnologiche e a queste “nuove” forme di pagamento; basti pensare che si è dovuti ricorrere a una legge per costringere i professionisti a dotarsi di un POS, mentre nel resto d’Europa, sopratutto nel nord,  il contante è quasi sparito senza che sia stato necessario applicare nessuna costrizione. È davvero scioccante che nel 2016 siamo l’unico paese in Europa in cui il contrassegno è usato dal 14% dei consumatori come metodo di pagamento per gli acquisti online (Fonte Casaleggio Associati). Siamo i primi a difendere la nostra bandiera e la nostra nazione quando ci prendono in giro, ma siamo gli ultimi a fidarci di noi stessi!

Infine, la spesa media annua di un e-shopper italiano di soli 1.000 $, paragonata alla media europea di 1.700 $ o a quella mondiale di 1.580 $, non deve indurci a pensare che siamo un paese povero che non si può permettere di spendere di più online, ma invece dovrebbe muovere le nostre coscienze nel lavorare di più e meglio in termini di qualità dei servizi offerti e di fiducia. Sarebbe già un primo passo avanti trovare delle risposte a queste domande e riuscire a mettere in pratica una strategia nell’interesse comune: perché dei 35 milioni di utenti connessi ad internet, solo il 34% acquista online? Cosa succederebbe se riuscissimo a portare questo valore in linea con la media Europea del 43% o addirittura con i nostri “cugini” francesi (67%) o tedeschi (73%)? Perché spedire un pacco da Torino a Ischia costa quasi di più che da Torino a Londra?

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Cosa comprano gli Italiani?

Prima di concludere questa analisi, vale la pena dare uno sguardo a ciò che amano acquistare gli e-shopper italiani.

Dettaglio Italia ecommerce 2016

Ottima la crescita, rispettivamente di 16 e 11 punti, delle categorie merceologiche come Sport e Tempo Libero o Telecomunicazioni (cellulari, smartphone, etc.), mentre è ormai solida la prima posizione dell’abbigliamento seguita da Casa e Giardino. Continuando a guardare i dati, tra i servizi più acquistati, non potevano non esserci i biglietti aerei e le prenotazioni alberghiere (compresi B&B, appartamenti, etc.), seguiti dai pacchetti viaggio, le assicurazioni e i biglietti di eventi sportivi o concerti.

In conclusione possiamo affermare che i mercati online vanno sicuramente meglio di quelli tradizionali, addirittura in controtendenza rispetto alla crisi economica che stiamo ancora vivendo. Considerando, inoltre, che la percentuale stimata di beni presenti online, rispetto al totale dei prodotti e servizi offerti nel mondo, è solo del 7%, è davvero facile immaginare quanto ancora potrà crescere il mercato online e quanto spazio c’è!

Credo fortemente che tutti gli imprenditori dovrebbero pensare bene se continuare a vendere solo offline, oppure iniziare un processo di ampliamento portando la propria azienda online attraverso un percorso formativo, un nuovo modello organizzativo, investimenti strutturali e un’ottima strategia di marketing!

© Mirko Maiorano

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