Tutti gli esseri viventi dotati di capacità intellettiva sviluppano, fin dalla nascita, delle comfort zone necessarie per affrontare la loro quotidianità con le giuste difese.

Inoltre, in ambito business, svolgono un importante ruolo nel percorso di crescita di un imprenditore, dalla fase d’ideazione a quella della produzione e della distribuzione del suo prodotto o servizio.

Vista l’ampiezza dell’argomento, in questo articolo parlerò solo degli imprenditori. Altrimenti ci sarebbe così tanto da scrivere da poter mettere in piedi una collezione di libri.

Quindi, quando parliamo di affari, le principali zone di comfort sono:

  • Comfort zone finanziaria
  • Comfort zone degli obiettivi.

Comfort zone finanziaria

In un precedente articolo ho parlato della procrastinazione come una delle difficoltà che deve affrontare chi vuole passare dalla parte del fare impresa (se non lo hai letto, clicca qui), ma non è l’unica.

Infatti, un potenziale imprenditore deve fare i conti anche con l’abbandono della sua comfort zone finanziaria, soprattutto se ci troviamo di fronte a un moonlighter: ovvero, un dipendente che, nonostante abbia già un lavoro e un stipendio mensile, porta avanti il suo personale progetto imprenditoriale fuori dagli orari lavorativi inseguendo il suo desiderio di indipendenza e sperando di vedere realizzate le sue idee.

A prescindere dalla tipologia di imprenditore, le domande che girano nella mente di queste persone, quando affrontano il passaggio “dalle parole ai fatti”, sono sempre le stesse:

  • Sono disposto a rischiare i miei risparmi per seguire le mie ambizioni?
  • Sono disposto a rinunciare a uno stipendio per abbracciare l’incertezza finanziaria dell’imprenditoria?
  • Sono pronto ad assumermi i rischi di un finanziamento?

Fare l’imprenditore vuol dire prima di tutto investire capitale proprio in un progetto, oltre che tempo e know-how, con l’intento di produrre un profitto.

Quando ci si avvicina al mondo dell’imprenditoria, quindi, è necessario calcolare bene i rischi della propria situazione finanziaria al fine di evitare di compiere un passo più lungo della propria gamba e annullare, così, ogni potenziale seconda chance.

Come si effettua questa valutazione di rischio? Prova a rispondere a queste semplici domande:

  • un eventuale fallimento potrebbe porre la mia vita in una situazione di disagio sociale?
  • un eventuale fallimento farebbe abbassare i miei attuali standard di vita o quelli della mia famiglia?
  • un eventuale fallimento implicherebbe la possibilità di effettuare un altro investimento in futuro?
  • nel caso dovessero servire delle garanzie reali per ottenere dei finanziamenti, sono pronto a mettere sul tavolo le mie proprietà o quelle della mia famiglia?

Se a una delle prime tre domande hai risposto si o all’ultima no, allora aspetta ancora un po’ prima di partire in quarta con il tuo business.

Usa la metodologia Lean e procedi tra le varie fasi cercando di comprendere se la tua idea è davvero così valida sul mercato, se il mercato è così ampio da garantire sostenibilità al tuo progetto e se, soprattutto, il tuo modello di business ti permette di ricavare un sostanzioso profitto.

Solo quando avrai tutte queste informazioni potrai metterti alla ricerca di un socio o investitore che possa garantire solidità finanziaria al tuo progetto e permetterti di realizzarla.

In caso contrario sei pronto per poter fare il cambio di status su LinkedIn inserendo il termine CEO vicino al nome della tua attività.

Ma ricordati, avere una disponibilità finanziaria sufficiente per poter avviare un’impresa non ti pone nella situazione di poter bypassare le fasi preliminari del progetto come la validazione dell’idea, la realizzazione di un MVP (o prototipo), l’ottimizzazione del business model o il product-market fit.

D’altronde, fare l’imprenditore non ha nulla a che vedere con l’essere avventati o incoscienti o irresponsabili. Quindi, sia con il portafoglio pieno che non, partire “lean” (leggeri) è sempre la cosa migliore da fare.

Inoltre, iniziare un’attività economica senza la necessaria solidità finanziaria, non solo ti pone in una situazione personale molto rischiosa, ma per ovvi motivi, danneggia l’attività stessa.

Un mio carissimo amico, professore di economia aziendale, una volta mi disse: “Mirko, è inutile possedere e piantare dei semi di una pianta dai frutti d’oro, se poi non hai abbastanza acqua per annaffiarla”.

Nota: se ti interessa sapere di più sulla metodologia lean applicata al mondo del business, in fondo all’articolo alcune risorse utili.

Comfort zone degli obiettivi

Dopo aver affrontato la comfort zone finanziaria, un’altra difficile da abbandonare o quanto meno da ampliare è quella degli obiettivi.

A differenza della prima, questa ce la portiamo dentro da quando veniamo al mondo, fa parte del nostro essere e del nostro carattere.

Ha a che fare con la paura, il disagio, le aspettative, le convinzioni e i punti di vista limitati.

Molto spesso, infatti, rinunciamo di fare qualcosa semplicemente perché crediamo che un eventuale insuccesso possa provocare dei danni al nostro stato emotivo o addirittura modificare il modo in cui veniamo percepiti dagli altri.

Il dubbio che assale la nostra mente è: meglio l’uovo oggi o la gallina domani?

Per comprendere meglio come funzionano le comfort zone nella nostra mente, occorre fare alcune precisazioni.

Ogni comfort zone, soprattutto quella degli obiettivi, è composta da tre zone che vanno dall’interno all’esterno.

Esse hanno dell’aree di intersezione in cui spostiamo le varie esperienze a cui siamo soggetti durante il nostro percorso di vita:

  1. zona delle abitudini e consuetudini
  2. zona delle azioni e attività
  3. zona del disagio.

1. La prima, la più interna delle tre, contiene le abitudini e le consuetudini. Ovvero, tutte le nostre convinzioni, quelle che ci fanno sentire a nostro agio e ci garantiscono serenità, compresi gli obiettivi già raggiunti.

Tutto questo, però, ci impedisce di spostarci nelle altre due zone e così ampliare l’intera zona di comfort.

2. La seconda, delle azioni e attività, è una zona che interseca la prima e la terza. Contiene da un lato tutto ciò che facciamo per restare all’interno della prima (cose che conosciamo) e dall’altro tutto ciò che ci accade nella vita, o che dobbiamo affrontare per migliorare noi stessi, ovvero situazioni alle quali non siamo ancora pronti e per cui non abbiamo ancora costruito un modo di agire e di superarli con successo.

3. La terza, quella di confine, è la zona di disagio e, come si intende facilmente dal nome, contiene tutto ciò che non sappiamo ancora affrontare e ci fa paura.

Tutti noi siamo portati per natura a stare alla larga da questa zona, ma maturando la giusta esperienza, conoscenza, abilità e, soprattutto, un nuovo approccio mentale, saremo capaci di spostarci al suo interno con maggiore fiducia.

Il passaggio nella zona del disagio è obbligatorio per ognuno di noi, in quanto è qui che si trovano le opportunità, le persone e le esperienze rilevanti per poter realizzare ciò che desideriamo.

Tornando al discorso sull’imprenditoria, tutto questo si allaccia alla mentalità da imprenditore che occorre avere o raggiungere, per potersi muovere liberamente dalla zona delle abitudini a quella dell’incertezza e del disagio.

Questa dote, o abilità, permette di compiere piccoli e brevi passi nelle zone più rischiose con l’intento di apprendere sempre di più dalle nuove esperienze e situazioni per poi poterle collocare in quella delle abitudini e consuetudini e ampliare così l’intera zona di comfort dei nostri obiettivi.

Come in una gara di salto in alto, ogni volta che riusciamo a raggiungere un risultato positivo, possiamo spostare l’asticella un po’ più su e affrontare i rischi e le insidie che ci separano dal nuovo traguardo.

Tentazioni da networking

Dopo aver analizzato le varie difficoltà che un imprenditore deve affrontare prima di partire, le comfort zone da ampliare o abbandonare, c’è un ultimissimo ostacolo da superare: quello che chiamo “lo scoglio delle sirene” o tentazioni da networking.

Quando si decide di entrare nel mondo del business e di diventare un imprenditore, tra le tante attività da mettere in agenda, sicuramente quelle di networking ricoprono un ruolo fondamentale.

Partecipare ad eventi, riunioni, aperitivi, convention, workshop, etc., permette di confrontarsi con tante altre persone che hanno già percorso la stessa strada o sono nella stessa posizione.

Inoltre, tramite il networking si può entrare in contatto con potenziali partner, investitori, soci, fornitori, dipendenti, etc. Persone pronte a salire in macchina con te e affrontare il viaggio insieme.

Ma fai attenzione: questa attività la descrivo come il passaggio di Ulisse vicino agli scogli delle sirene perché – se è vero che potresti conoscere e trovare diversi collaboratori e partner facendo networking – loro nello stesso momento potrebbero essere alla ricerca di persone come te per i loro progetti.

Non sai quante volte mi è capitato in passato di raccontare un mio personale progetto a un potenziale partner, per poi ricevere una sua offerta di collaborazione su un progetto o addirittura un’offerta di lavoro.

Benché faccia sempre piacere essere apprezzati dagli altri imprenditori, accettare le loro proposte diminuirebbe il tempo e le risorse che si possono impiegare sul proprio progetto di business, rallentandone, quindi, il percorso e mettendolo a rischio di insuccesso.

Quando partecipi a questi eventi, ricordati sempre il motivo per cui sei lì.

Non farti incantare dalle proposte di eventuali sirene che ti porterebbero a rinunciare o metter da parte la tua carriera da imprenditore (eccetto quelle opportunità cui solo un folle direbbe di no, ovviamente!).

© Mirko Maiorano

Libri di approfondimento

  1. Il metodo Lean Startup: innovazione senza sprechi per nuovi business di successo di Eric Ries
  2. Contagioso: perché un’idea e un prodotto si diffondo e hanno successo di Jonah Berger
  3. Running Lean: Iterate from Plan A to a Plan That Works di Ash Maurya

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