La quindicesima puntata della mia rubrica di interviste a vari professionisti e imprenditori italiani – che ritengo degni di nota – è con Chiara Bacilieri: esperta di psicologia applicata al marketing e alle organizzazioni. Manager, docente, speaker e appassionata di innovazione. Oggi ricopre il ruolo di Head of Data di Lifeed, l’azienda che ha ideato il Life Based Learning, il metodo di apprendimento che sta rivoluzionando il mondo della formazione e del people development.

Intervistare una ragazza così brava, preparata e con diversi traguardi tagliati nonostante la sua giovane età l’ho trovato stimolante e costruttivo.

Ho conosciuto Chiara digitalmente durante un’edizione del Growth Hacking in cui eravamo entrambi speaker. La seguivo già su LinkedIn e il suo talk su come personalizzare la customer experience in base alla personalità dell’utente l’ho trovato d’ispirazione.

Ecco perché sono felice ed orgoglioso di averla all’interno della mia rubrica.

L’intervista a Chiara Bacilieri

Mirko: “Quale ritieni sia il tuo principale punto di forza professionale, la qualità che ti distingue sul mercato?

Chiara: “La sensibilità, credo.

È una caratteristica da cui derivano i miei principali punti di forza, nella gestione delle relazioni per esempio, ma anche molti miei punti di debolezza, come la difficoltà a mantenere un “distacco emozionale” in situazioni che sarebbe meglio vivere con maggiore lucidità.”

Mirko: “Cosa o chi ha contribuito in modo significativo al tuo percorso professionale?

Chiara: “Chi: il mio ex responsabile, Dario Melpignano, CEO di Neosperience, e la mia attuale responsabile, Riccarda Zezza, CEO di Lifeed.

Cosa: l’opportunità di lavorare a stretto contatto con loro e di avere uno scambio molto diretto di conoscenze, opinioni e punti di vista.”

Mirko: “Se oggi dovessi ripartire da zero, ma con tutto il know-how acquisito negli anni, quale sarebbe la prima cosa che faresti?

Chiara: “Chiamare le persone che più stimo conosciute in questi anni, e intervistarle 1-to-1 sul loro modo di vivere il rapporto tra vita privata e professionale, e su come le loro caratteristiche, attitudini, tratti della personalità si “muovono” tra le due sfere, condividendo le loro esperienze con il pubblico.

Le storie professionali sono storie di vita, raccontano chi siamo, e sono la cosa più preziosa che possiamo condividere con gli altri, molto più dei nostri “traguardi” e “trofei” sul lavoro – che condividiamo invece solo per noi stessi (mi ci metto anch’io!).”

Mirko: “Se potessi tornare indietro nel tempo, cosa cambieresti del tuo percorso professionale?

Chiara: “Non vorrei tornare indietro nel tempo. 🙂

Ma se potessi cambiare qualcosa, cercherei di essere più assertiva in alcune situazioni e con alcune persone. Che poi, è la stessa cosa che vorrei cambiare (migliorare) anche oggi.”.

Mirko: “Che aggettivo useresti per descriverti al meglio a livello caratteriale? E perché?

Chiara: “È una domanda difficilissima!

Coraggiosa.

Tendo a fare scelte con le quali so di espormi e di rendermi vulnerabile, ma che non mi lasciano rimpianti. Questo perché detesto le opportunità non colte, le esperienze non vissute e – sul lavoro – il potenziale inespresso (vale per me come per gli altri).”

Mirko: “Oggi ricevi 10.000 euro da investire sul tuo personal branding. Quale canale digitale o tradizionale useresti? E perché?

Chiara: “Forse Instagram, perché mi dà la possibilità di esprimere lati di me che riguardano sia l’ambito privato sia quello professionale, ma non ho mai lavorato seriamente sul mio personal branding.

Per me è più un divertimento…”

Mirko: “Ricevi l’annuncio di chiusura da parte di tutti i servizi digitali che di solito utilizzi (tool, blog di terze parti, piattaforme, web apps, social network, etc.). Ne puoi salvare solo e soltanto uno. Cosa sceglieresti e perché?

Chiara: “Scenario terrificante :))

Direi sempre Instagram, per una semplice questione “numerica”: è il luogo in cui so che sono presenti quasi tutte le persone che conosco e che fanno parte della mia vita, dai familiari agli amici ai colleghi di lavoro.”

Mirko: “Qual è stata, secondo te, l’innovazione che ha contribuito più significativamente all’evoluzione del digitale lasciando fuori quelle più scontate come i computer, gli smartphone e internet?

Chiara: “È scontata anche questa: l’intelligenza artificiale.”

Mirko: “C’è qualcosa che proprio non ti piace del ‘mondo’ digitale, in particolare del discorso analisi dei dati e la privacy? Se sì, cosa?

Chiara: “È un discorso veramente ampio.

Il problema non è nell’analisi dati ma nelle motivazioni e nelle intenzioni di chi li utilizza – per scopi di business ad esempio – promuovendo pensieri e abitudini dannosi per le persone.”

Mirko: “Qual è, oggi, la più grande minaccia professionale di chi si occupa di analisi di Big Data o, più ampiamente, di data-driven marketing?

Chiara: “La mancanza di una solida etica professionale e di una profonda conoscenza della psicologia umana.”

Mirko: “Parlando del tuo ruolo professionale quali sono le sfide che affronti quotidianamente nelle aziende in cui lavori?

Chiara: “Sono così tante che ti rispondo con le prime tre che mi vengono in mente pensando alla mattinata di oggi. 🙂

‘Switchare’ continuamente tra task strategici e operativi.

Rendere ‘facili’ concetti complessi, senza banalizzarli, per condividerli con interlocutori fra loro diversi e non addetti ai lavori.

Guidare un team, favorire la crescita delle persone e crescere con loro…che è la sfida quotidiana più difficile e anche quella che mi dà più energia.”

Mirko: “Attualmente lavori come head of data per Lifeed, hai un ruolo fondamentale nel progetto di Neosperience e sei docente all’Università Cattolica di Milano. Questo ti mette nella condizione di poter analizzare in prima persona diversi scenari aziendali ed educativi, i loro metodi e i differenti approcci su tematiche di Management, HR, Marketing e analisi dei comportamenti. Come vedi la situazione? C’è ancora molta strada da percorrere in Italia verso un approccio che metta realmente al centro le persone oppure siamo a buon punto?

Chiara: “Concetti come la centralità del cliente e della persona sono spesso più raccontati che realizzati, ma sia nel marketing sia nell’HR e nel people development si stanno facendo molti passi avanti in questa direzione.

Sono sempre più alti l’attenzione e l’impegno delle aziende su temi come il brand activism, la diversità e l’inclusione, e il benessere inteso in maniera olistica, cioè tenendo conto delle molteplici dimensioni identitarie e dei diversi ruoli di vita delle persone, quindi delle aspirazioni, delle capacità e dei talenti che le persone esprimono in tutti questi ruoli e che – come vediamo in Lifeed – possono essere trasferite dall’ambito privato a quello lavorativo e viceversa.”

Mirko: “Psicologia, marketing, dati e HR. Quali sono i vantaggi pratici di utilizzare questi temi in un processo sinergico?

Chiara: “Tra marketing ed HR ci sono delle fortissime connessioni, che dati e psicologia rendono visibili e realizzabili.

Mettere a fattor comune modelli, approcci e best practice di questi due ambiti può farli evolvere entrambi. Pensiamo alla combinazione di big data e small data, ormai ampiamente conosciuta e applicata nel mondo del marketing e ancora così poco esplorata nel mondo HR e del people development.

Tenere conto delle emozioni, dei valori, delle attitudini e della personalità dei clienti è fondamentale per conoscerli come persone e non solo come consumatori, ed è fondamentale per conoscere i propri collaboratori non solo come dipendenti ma nei loro molteplici ruoli di vita.

È però ancora diffuso un un modo di ragionare che spinge molte aziende – e persone – a tenere fuori dal lavoro la dimensione privata ed emozionale; ad averne paura, come se ci limitasse anziché farci crescere, come se ci togliesse tempo ed energie anziché arricchirci di competenze che – nelle giuste condizioni – possiamo trasferire anche sul lavoro.”

Mirko: “Parliamo di Forbes. Di recente ti hanno inserito nella top 100 under 30 in Italia, meritatamente secondo me. Conoscendoti un po’ tramite talk e co-partecipazione ad eventi, non credo che questo abbia rappresentato un punto di arrivo per te, ma l’ennesimo milestone a conferma del bellissimo percorso professionale che stai costruendo. Puoi raccontarci com’è andata?”

Chiara: “È stata una sorpresa, ed è un riconoscimento di cui sono orgogliosa.

Sono felice perché lo interpreto come un segnale importante verso tutti i professionisti che in Italia portano avanti questa disciplina ancora considerata “emergente” che è il neuromarketing e, più in generale, verso chi studia o lavora negli ambiti del consumer behavior e della psicologia applicata al marketing.

Per me è invece un bellissimo tassello di un percorso che è da poco cominciato!”

Mirko: “In una recente intervista hai dichiarato: “Non voglio sapere dove sarò domani, lo scoprirò durante il percorso”. Quindi, visto che il futuro di Chiara è ancora tutto da scrivere, ti va di raccontarci quali sono i progetti del tuo presente?”

Chiara: “Sto collaborando con Lifeed, una realtà in cui sto avendo l’opportunità di realizzare le connessioni di cui ti parlavo, tra Marketing ed HR, attraverso i dati e la psicologia.

Sto avendo l’opportunità di fare la stessa ‘cosa’ che faccio anche in ambito marketing, cioè analisi dati da una prospettiva psicologica, per un nuovo ‘perché’ e un nuovo ‘per chi’: aiutare le organizzazioni a conoscere i propri collaboratori in maniera estesa, come persone e non solo come dipendenti, tenendo conto dei bisogni così come dei talenti che esprimono in tutti i loro ruoli di vita, con l’obiettivo di migliorare il benessere, aumentare l’engagement e favorire la crescita di ogni individuo.”

Mirko: “L’ultima domanda riguarda sia la sfera personale che professionale. Molte volte sono stato tradito dalla fiducia che avevo riposto nelle persone, soprattutto colleghi. In base alle tue esperienze, ci può essere un rapporto sincero tra due professionisti che si occupano della stessa materia? Se sì, quale consiglio ti senti di dare?

Chiara: “Assolutamente sì. E dare un consiglio mi viene molto difficile.

Cerco sempre di capire chi è la persona che ho di fronte e con la quale potrei collaborare, aldilà di quanto sia brav* e competente come professionista. Nella mia esperienza, lealtà, onestà e trasparenza sono valori che traspaiono e si rispecchiano in tutte le sfere della nostra vita.”

Mirko: “Grazie mille per le tue risposte Chiara. Ero sicuro che la tua sarebbe stata un’intervista di valore e hai soddisfatto a pieno le mie aspettative.

E grazie a te per essere arrivato fin qui.”

A presto,

Mirko.

© Mirko Maiorano

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