La quattordicesima puntata della mia rubrica di interviste a vari professionisti e imprenditori italiani – che ritengo degni di nota – è con Luca Barboni: imprenditore, Growth Hacker, autore del primo libro sul Growth Hacking in Italia, divulgatore della metodologia, nonché co-fondatore dell’agenzia 247X.

Eh sì! Mancava solo lui nella mia rubrica di interviste ai Growth Hacker italiani che ho il piacere di conoscere personalmente e professionalmente. Quindi per la serie “the last, but not the least”, è per me un onore e piacere avere Luca come ospite del mio blog.

L’ho conosciuto qualche anno fa a Milano durante il primo Growth Hacking Day. Avevo già letto il suo prezioso libro – quanti ne hai avviati di Growth Hacker Luca! – e ascoltato qualche suo talk, ma da buon data-driven marketer ho atteso di analizzare il suo track record per avere la conferma che Luca è un vero “unicorno” italiano nel campo del Growth Hacking, di sicuro uno dei più preparati tecnicamente.

Quello che è riuscito a fare in così poco tempo con la sua agenzia è da applaudire e dovrebbe rappresentare una fonte di ispirazione per tutti quelli che credo che il Growth Hacking sia solo fuffa!

Per tutti questi motivi, l’ho scelto per la mia rubrica. Che dici? Ho fatto bene? 🙂

L’intervista a Luca Barboni

Mirko: “Quale ritieni sia il tuo principale punto di forza professionale, la qualità che ti distingue sul mercato?

Luca: “Cercando di riassumere feedback diversi da clienti, studenti e colleghi: essere un hacker full-time.

Le persone che mi circondano non hanno alcun dubbio sulle mie competenze, perché mi vedono applicare lo stesso tipo di mentalità ad ogni aspetto della mia vita – e soprattutto vedono quanto mi diverte farlo.

  • Hackerare il tempo
  • Hackerare relazioni
  • Hackerare videogiochi
  • Hackerare il marketing
  • ecc. ecc.

Credo che basti chiacchierare con me 5 minuti per rendersi conto di quanto io sia un -nerd- delle cose di cui mi occupo. Io non “faccio” consulenza, io “sono” la consulenza che faccio.”

Mirko: “Cosa o chi ha contribuito in modo significativo al tuo percorso professionale?

Luca: “Il mio approccio da autodidatta.

Lo sono stato nella musica, nelle arti marziali, e anche nel digitale.

Forse avendo a che fare raramente con dei mentor o degli insegnanti, non si è mai sviluppata in me quella forma di reverenza automatica che si prova verso gli esperti.

Potremmo dire che sono sempre stato immune ai guru: dopotutto anche gli esperti hanno 24 ore al giorno come noi e hanno cominciato da zero no? E se da un lato non ho potuto beneficiare di una vera e propria guida, dall’altro non mi sono mai sentito particolarmente in difetto o intimorito di fronte a informazioni e sfide nuove.

Anzi, forse questo mi ha portato a fare anche di più, sapendo che dovevo compensare un approccio non strutturato alle cose, divorando più informazioni possibili e poi lanciandomi nella pratica.”

Mirko: “Se oggi dovessi ripartire da zero, ma con tutto il know-how acquisito negli anni, quale sarebbe la prima cosa che faresti?

Luca: “Onestamente non saprei, perché mi sembra già di ripartire da zero ogni tot. mesi.

Solo negli ultimi 3 mesi in 247X abbiamo:

  • ricreato da zero una dashboard per i nostri OKR aziendali
  • avviato un programma dove dei junior ricevono mentorship dai nostri growth hacker mentre fanno formazione e svolgono task (pagati) e alla fine del percorso i più promettenti vengono assunti
  • creato il primo prodotto tech interno per potenziare la visualizzazione dati in agenzia
  • avviato un processo di content marketing inaugurando Twitch, Youtube e Telegram
  • ridefinito la vision a 3 anni
  • assunto la prima figura sales
  • assunto due nuovi growth hacker (tra cui la prima 247X lady!)
  • moltiplicato il budget ads che gestiamo

Se Eraclito ci vedesse direbbe che non puoi immergerti nella stessa 247X due volte.”

Mirko: “Se potessi tornare indietro nel tempo, cosa cambieresti del tuo percorso professionale?

Luca: “Seguirei lo stesso percorso, ma cercherei di essere più costante nella creazione di contenuti e nel nutrire una mia ‘lista’ “.

Mirko: “Che aggettivo useresti per descriverti al meglio? E perché?

Luca: “Calcolatore.
La mia tesina delle medie era sulla Strategia.
Quella del liceo anche.

Rientro nella ristretta cerchia di persone che ha letto Sun Tzu, Musashi Miyamoto, Von Clausewitz, John Nash, Machiavelli, ben prima di vederli consigliati da pagine Instagram che parlano di management.

Immagina un 18enne che ha già letto questa roba, e va ad iscriversi a Scienze e Tecniche Psicologiche della Comunicazione e del Marketing.

Praticamente un cattivo dei fumetti ahah!”.

Mirko: “Oggi ricevi 10.000 euro da investire sul tuo personal branding. Quale canale digitale o tradizionale useresti? E perché?

Luca: “Userei i 10.000€ per pagarmi i costi del restare in vita per qualche mese e dedicarmi al 100% allo stare al telefono a fare mentorship e consulenze gratuite. A costruire una rete vera, semplicemente aiutando il prossimo.

Dico questo perché, parlando di personal branding, sono passato dal basarci il mio business al metterlo nel congelatore sin dal 1° giorno che ho fondato 247X.

Nonostante questo “silenzio stampa”, giornalmente continuo a vedere il filo conduttore del bene che ho fatto grazie al sostegno di persone che magari ho incontrato in un corso nel 2015.

Scala? Assolutamente no. Ma il valore non accetta compromessi.”

Mirko: “Qual è, oggi, la più grande minaccia professionale per chi si occupa del tuo settore di competenza?

Luca: “La malizia.

Tantissime trattative, proposte, collaborazioni, partono sul piede di guerra perché la morale è che per forza uno deve fregare l’altro, e se non sei quello che frega sei quello che viene fregato.

Questa non è imprenditoria, questo è mercanteggiare. E purtroppo è un retaggio da imprenditore/commerciante vecchia scuola che spesso si ritrova anche nel mondo del digitale.

Questa mancanza di fiducia e di allineamento rallenta, o manda direttamente all’aria, tante collaborazioni tra nuove e vecchie realtà che potrebbero fare davvero bene al settore e al paese.

Perché non costruire un’alleanza per uno scopo comune e crescere tutti e due? Guarda, caro cliente, che io vinco solo se vinci tu. Non è evidente?”

Mirko: “Ricevi l’annuncio di chiusura da parte di tutti i servizi digitali che di solito utilizzi (tool, blog di terze parti, piattaforme, web apps, social network, etc.). Hai a disposizione un solo salvataggio. Cosa scegli e perché?

Luca: “La suite Google Drive.

E dovendo scegliere quale tra i vari tool, terrei Google Spreadsheets.”

Mirko: “C’è qualcosa che proprio non ti piace del “mondo” digitale, in particolare del settore delle startup? Se sì, cosa?

Luca: “Il fenomeno dei guru.

Ma non parlo di chi si atteggia: parlo di chi segue senza criterio. Di chi ha il like facile. Di chi commenta e acclama senza senso critico. Di chi segue senza fare mai una domanda. Neanche quando quello bravo spara però una ca**ata. (succede)

È un po’ come in politica no? Il candidato di turno può prometterti quello che vuole. Sei tu che devi svegliarti, informarti, e decidere chi votare e chi no.

Se le coscienze si accendono, la fuffa ha vita brevissima.”

Mirko: “Qual è stata, secondo te, l’innovazione che ha contribuito più significativamente all’evoluzione del digitale lasciando fuori quelle più scontate come i computer, gli smartphone e internet?

Luca: “Il militare ricerca e scopre. L’intrattenimento per adulti commercializza.

Come direbbe il Dr. Cox di Scrubs:
“se da internet togliessero tutto il porno, resterebbe un solo sito con su scritto -ridateci il porno-”

Non scherzo! Le nuove feature di Youtube le trovi con 6 mesi di anticipo su Pornhub.”

Mirko: “Io, tu, Gaito, Forliano, Aliotta e tanti altri investiamo il nostro tempo e le nostre risorse per migliorare, semplificare e divulgare il Growth Marketing in Italia, e non solo. Inoltre, tu hai scritto il primo libro sul tema in Italia – Growth Hacking: fai crescere la tua impresa online – e sei co-founder dell’unica agenzia Italiana partner di Growthhackers.com. Come vedi la situazione di divulgazione e applicazione del Growth marketing nel tessuto aziendale italiano rispetto a quando eravamo davvero in pochi a parlarne?

Luca: “L’interesse e la consapevolezza di base sono sicuramente cresciute, ma vedo ancora due buchi neri che potremmo (forse dovremmo?) colmare.

1) in alcuni ambiti, come quello startup, ormai è difficile trovare qualcuno che non l’abbia mai nemmeno sentito nominare. Ma ci sono altri ambiti che non sono mai stati toccati da questa divulgazione, e dove c’è molto da fare! Associazioni di categoria, editori, imprese tradizionali, ecc.

2) anche se molti lo conoscono, pochi lo sanno mettere in pratica. E a volte citare Dropbox e Airbnb ha l’effetto di farlo apparire come un’americanata valida solo per startup finanziate. Sarebbe bello lasciar parlare più spesso casi di growth hacking italiani, che possano mostrare nel pratico quali risultati si possono ottenere.”

Mirko: “Quali sono le sfide che quotidianamente ti trovi ad affrontare come Growth Hacker a capo di un Growth team?

Luca: “In questo momento ti direi che la principale è molto vicina al motivo per cui ho deciso di passare dall’essere un consulente singolo che fa business col personal brand ad un’azienda: creare qualcosa di più grande di me.

In particolare il saper gestire le persone.

Il mio “happy problem” è che sono abituato a lavorare molto bene da solo. Ma questa autonomia come singolo diventa un punto debole se non sai trasferirla come parte di un ingranaggio del team.

Per questo ti direi che la mia sfida principale, in questo momento, è imparare a “fare canestro con le mani degli altri” gestendo e supportando il mio team senza scendere in prima persona nell’operativo.”

Mirko: “Partecipi da molti anni ai principali eventi del nostro settore e, soprattutto, hai avuto la possibilità di toccare con mano il growth mindset della Silicon Valley. Credo che questo ti abbia offerto la possibilità di avere un punto di vista privilegiato sull’evoluzioni di questa metodologia, collaborando e confrontandoti con professionisti di tutto il mondo. Da quello che vedo e sento, c’è una forte richiesta di professionisti specializzati in questo ambito, non solo nel mondo startup, ma anche in aziende multinazionali che finalmente hanno compreso che occorre innovare. Dall’altra parte, però, noto una mancanza di figure disponibili e realmente preparate su questa metodologia. Tu come vedi questa situazione?

Luca: “Vero! La richiesta è sicuramente in crescita, ma credo sia comunque un fenomeno da prendere con le pinze.

Tante aziende nel 2021 non hanno ancora imparato a scrivere un annuncio di lavoro per “social media manager”, figuriamoci “growth marketer”!

Credo che siamo arrivati al punto in cui c’è stato un grande incremento di formazione e consapevolezza lato professionisti, con eventi, corsi di formazione, community e networking.

Adesso deve seguire il corrispettivo lato azienda.

Troppo spesso chi cerca di assumere un growth hacker si aspetta una specie di mago che possa ribaltare la situazione senza però sfidare lo status quo.

Senza ritoccare il prodotto. Senza mettere in dubbio la value proposition. Senza richiedere ore extra agli sviluppatori. Senza ipotizzare nuovi revenue stream che costano troppo.

Com’è che si dice? Se vuoi risultati che non hai mai avuto, devi fare cose che non hai mai fatto.
Il growth hacker è lì per quello, ma deve avere il permesso di lavorare con persone, processi e strumenti, per fare il suo mestiere.

Più consapevolezza lato azienda = più capacità di assumere persone davvero competenti = più casi studio made in Italy = più fiducia nella metodologia e meno fuffa in giro.

(Io non do mai la colpa al cialtrone. La do a chi si lascia fregare : P)”

Mirko: “L’ultima domanda riguarda sia la sfera personale che professionale. Molte volte sono stato tradito dalla fiducia che avevo riposto nelle persone, soprattutto colleghi. In base alle tue esperienze, ci può essere un rapporto sincero tra due professionisti che si occupano della stessa materia? Se sì, quale consiglio ti senti di dare?

Luca: “Purtroppo, so cosa intendi.

E’ capitato di parlare con un cliente che prima di arrivare a noi aveva fatto il giro di altre agenzie, ed una di queste gli “aveva parlato male” di 247X. Tutto ciò all’interno della sua call di vendita.
Mi piace pensare che:
1) se sei davvero convinto di offrire un servizio superiore non serve inventarsi storie negative sugli altri
2) parlare male dei tuoi concorrenti per farsi bello è davvero poco elegante
3) … ma soprattutto, un cliente che apprezza la maleducazione e si lascia impressionare da queste cose non è un cliente con cui vorrei lavorare.

In generale non credo che sia nemmeno questione di essere brave persone. Credo che sia questione di essere persone intelligenti.

Tutte le energie che investi in sabotaggi, fregature e falsi sorrisi sono energie che non torneranno mai più indietro e che NON stai investendo su di te e sui tuoi progetti.

Semplicemente comportarsi male piuttosto che collaborare non ha un bilancio positivo.

Faccio un esempio concreto:
“Sulla carta” io e Raffaele Gaito non avremmo dovuto mai collaborare su un bel niente. Anche perché prima che io fondassi 247X eravamo letteralmente competitor diretti, ovvero tutti e due consulenti di Growth Hacking con un approccio tra il consulente strategico e il formatore.

Eppure, sin dai primi scambi sono nati progetti da fare insieme, un’ipotesi di libro, poi il viaggio insieme a seguire Growth Tribe, la Masterclass su Lacerba e recentemente i Growth Webinar con Matteo Aliotta e Giovanni Cavaliere.

Lo stesso vale per tante altre occasioni come il Growth Hacking Day, dove letteralmente abbiamo offerto un palco da 500 persone ad altri “competitor” come Luca Mastella o Alessia Camera.

Semplicemente, bisogna rendersi conto che la partita la stai giocando contro te stesso e non contro gli altri.”

Mirko: “Grazie mille per le tue risposte Luca, molte di loro non solo le ho apprezzate, ma le condivido al 101%

Mi aspettavo qualcosa di particolare dalla tua intervista ed è arrivato. 🙂 Sono sicuro che anche i miei lettori apprezzeranno! “

E grazie a te, lettore per essere arrivato fin qui.

A presto,

Mirko.

© Mirko Maiorano

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