La dodicesima puntata della mia rubrica di interviste a vari professionisti e imprenditori italiani – che ritengo degni di nota – è con Marco Imperato: imprenditore digitale, Mentor e Coach per start-up con il programma European Enterprise Network, co-fondatore e amministratore di Edgemony, ma, soprattutto per quel che mi riguarda, fondatore di Product Heroes!

Dopo una carrellata di interviste a Growth Hacker o meglio Growth Marketer italiani, ho scelto di ampliare la visione strategica in ambito di crescita di un prodotto digitale chiamando Marco Imperato, una persona che stimo moltissimo dal punto di vista professionale.

L’ho conosciuto tramite la sua community Product Heros, una community nata da una semplice domanda di grandissimo valore : “perché non condividere ciò che abbiamo imparato e che stiamo ancora imparando sulla gestione e sulla crescita di prodotti e startup digitali con altri?” (fonte sito Product Heroes)

Grazie al suo quotidiano lavoro di divulgazione, Marco sta aiutando molti professionisti che lavorano in ambito di sviluppo prodotti a trovare le risposte che cercano, anzi molte volte a individuare le domande da porsi.

Per me che lavoro e amo il mondo del Product Growth Management è più che un piacere ospitare una sua intervista nel mio blog!

L’intervista a Marco Imperato

Mirko: “Quale ritieni sia il tuo principale punto di forza professionale, la qualità che ti distingue sul mercato?

Marco: “Domanda tosta per iniziare 🙂

Non credo ci sia una qualità in particolare. Non penso di essere più bravo o intelligente di altri. Una cosa che mi riesce particolarmente bene è imparare velocemente.

Non mi spaventa partire da zero su un argomento/un progetto e imparare tutto quello che mi serve, costruire il processo, sbagliare, apprendere e migliorare.”

Mirko: “Cosa o chi ha contribuito in modo significativo al tuo percorso professionale?

Marco: “Gli errori e i mentor.

Ho sempre lavorato con persone che mi consentissero di sbagliare. Se non avessi sbagliato, fallito, così tante volte (facendomi molto male) non sarei mai dove sono oggi.

Io lo chiamo “il film”. Ho visto “il film” tante volte, in diverse versioni, con protagonisti diversi, durate diverse, etc. Ma ormai so che se il film comincia in un modo tipicamente svilupperà una certa trama e un finale. Questo mi consente all’inizio di quasi ogni progetto capire dove sto sbagliando e riconoscere come poter migliorare.

Sbagliare è utile, ma è costoso in termini di tempo, quindi cerco di circondarmi di persone che hanno “visto più film di me” :)”

Mirko: “Se oggi dovessi ripartire da zero, quale sarebbe la prima cosa che faresti?

Marco: “Sono ripartito da zero un anno fa creando Edgemony e la prima cosa che ho fatto è stato partire con i miei soci estremamente leggeri e solo dopo aver validato le ipotesi più rischiose iniziare ad investire sulla creazione del team.

Il team è tutto.”

Mirko: “Se potessi tornare indietro nel tempo, cosa cambieresti del tuo percorso professionale?

Marco: “Onestamente non cambierei una virgola.

Dal punto di vista professionale non potrei essere più felice di così. Rivivrei uno per uno tutti i successi e i fallimenti degli ultimi 15 anni.

L’unica cosa che rimpiango è di aver “compreso” la finanza solo negli ultimi anni e con essa gli investimenti.”

Mirko: “Che aggettivo useresti per descriverti al meglio? E perché?

Marco: “Appassionato.

La passione per quello che faccio sia quello che mi muove ogni giorno e mi dà la forza di superare ostacoli veramente tosti.”

Mirko: “Ricevi 10.000 euro da investire sul tuo personal branding. Su quale canale digitale o tradizionale l’investi?

Marco: “Non credo molto nel personal branding.

Ultimamente credo che il personal branding stia prendendo una “strana deriva” soprattutto su Linkedin: si viene più apprezzati per la capacità di scrivere testi che funzionano su Linkedin che per l’impatto generato da quello che si racconta.”

Mirko: “Qual è, oggi, la più grande minaccia professionale per chi si occupa di marketing?

Marco: “Essere copiati.

Prima forse c’era un po’ più di reticenza o dignità nel copiare. Adesso, in settori, con basse barriere all’ingresso, come quello della formazione, ci sono innumerevoli player tutti abbastanza simili tra loro.

Negli ultimi mesi mi sono ritrovato a leggere copy “copiati e incollati” identici dalle nostre pagine, e non fa piacere…

Alla fine quando tutto sembra uguale vince chi può spendere di più per acquisire un cliente e quello non è un bel mercato in cui stare. Un po’ come la battaglia dei minuti illimitati nel settore telco.”

Mirko: “Ricevi l’annuncio di chiusura da parte di tutti i servizi digitali che di solito utilizzi (tool, blog di terze parti, piattaforme, web apps, social network, etc.). Hai a disposizione un solo salvataggio. Cosa scegli e perché?

Marco: “Email sicuramente: comodo, asincrono, testuale, logico, con un inizio e soprattutto una fine!”

Mirko: “C’è qualcosa che proprio non ti piace del mondo digitale, in particolare del settore delle startup digitali? Se sì, cosa?

Marco: “Amo il digital e ad esso devo gran parte di quello che sono.

Mi fa paura il digital come fine e non come mezzo di comunicazione.

Mi riferisco al consumo passivo esagerato da parte delle nuove generazioni. Avendo due figlie è un problema che devo porm.”

Mirko: “Qual è stata, secondo te, l’innovazione che ha contribuito più significativamente all’evoluzione del digitale lasciando fuori quelle più scontate come i computer, gli smartphone e internet?

Marco: “Le Emoji 😎. Tanto semplici quanto geniali 🥳”

Mirko: “Per quanto riguarda il Product Management attraverso le tue competenze ed esperienze, e oltre naturalmente al tuo progetto Product Heroes, sei un punto di riferimento per molti. Oggi come vedi la situazione rispetto a quando hai iniziato a trattare questo argomento?

Marco: “Quando ho creato Product Heroes tre anni fa nessuno parlava di Product Management in Italia.

C’era una totale assenza di consapevolezza che poi si traduce in impatto diretto su come si sviluppano prodotti digitali nel 90% dei casi: ovvero tante feature che non servono a nessuno

Adesso credo che la situazione sia un po’ cambiata anche grazie al grande lavoro che portiamo avanti come community. Siamo molto lontani da un riconoscimento diffuso del ruolo, ma sempre di più trovo maggiore consapevolezza da aziende e head hunter che mi capita di aiutare nelle varie ricerche.”

Mirko: “Spesso mi viene posta questa domanda e vorrei girarla anche a te: quale percorso di studi e quali esperienze ti senti di consigliare alle leve di domani?

Marco: “Dipende dall’obiettivo che hai. Intanto posso dirti che sto provando a smanettare su Scratch Junior con mia figlia 🙂

Il coding e i dati o almeno una consapevolezza di essi ci deve essere.”

Mirko: “Occupandomi di Growth da diversi anni e, soprattutto, in 20tab, un’azienda di sviluppo di prodotti digitali, quando ho letto il tuo articolo sul Growth Product Manager mi sono sentito chiamato in causa con molta soddisfazione personale e professionale.

Come te, anche io mi impegno a diffondere e divulgare queste tematiche nelle aziende al fine di migliorare l’intero sistema.

Secondo te, sulla base di ciò che vedi nelle aziende, è in atto questa rivoluzione? Oppure siamo ancora lontani da adottare questi processi di crescita?

Marco: “

Le aziende, oggi, non hanno grande possibilità di scelta. Se fai innovazione non sai esattamente cosa funzionerà e cosa no. L’unica possibilità è sperimentare e iterare velocemente.

Ho la grande fortuna di avere un network di persone e aziende con cui condivido gli stessi principi e valori, ma probabilmente si tratta di un’isola felice. Credo ci siano ancora grandi corporate o Pmi che devono ancora capire da dove cominciare.”

Mirko: “Un’ultimissima domanda a chiusura di questa intervista. Molte volte sono stato tradito dalla fiducia che avevo riposto nelle persone, soprattutto colleghi. In base alle tue esperienze, ci può essere un rapporto sincero tra due professionisti che si occupano della stessa materia? Se sì, quale consiglio ti senti di dare?

Marco: “Product Heroes si basa esattamente su questo principio.

È una community di persone che potenzialmente potrebbero essere competitor per la stessa posizione lavorativa, ma se non ti circondi di gente più brava di te e metti da parte il tuo ego non crescerai mai.

Il mio consiglio è di imparare a gestire il disaccordo: è la singola cosa più importante da imparare a fare con un collega, un partner, un socio.

Quello che ti perdi, se non impari a gestire il disaccordo, è semplicemente troppo prezioso per non dedicargli tutto il tempo necessario a farla diventare un’abitudine.”

Mirko: “Grazie mille per le tue risposte Marco, le ho apprezzate e credo che le apprezzeranno anche i miei lettori.”

E grazie a te, lettore per essere arrivato fin qui.

A presto,

Mirko.

© Mirko Maiorano

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