La terza puntata della mia rubrica di interviste a vari professionisti e imprenditori Italiani – che ritengo degni di nota – è con Mariano Diotto: brand strategist e neurobranding expert.

È Direttore del Dipartimento Brand dell’AINEM (Associazione Italiana Neuromarketing), membro dell’Associazione Internazionale NMSBA (Neuromarketing Science & Business Association), membro dell’AISS (Associazione Italiana di Studi Semiotici), Direttore della Collana HOEPLI di Neuromarketing.

L’intervista a Mariano Diotto

Mirko: “Ciao Mariano, innanzitutto grazie per aver accettato questa intervista. Sono super emozionato di poter scambiare due chiacchiere con un professionista come te.

Le domande saranno più o meno le stesse che ho rivolto agli altri professionisti che ti hanno preceduto.

Quindi, come prima domanda, anche a te vorrei chiederti quale ritieni sia il tuo principale punto di forza professionale, la qualità che ti distingue sul mercato?

Mariano: “Credo che sia l’aver sempre unito l’aspetto culturale con quello pratico.

Avendo iniziato da giovane la vita professionale e la docenza all’università, mi sono trovato da subito ad unire queste due competenze.

L’aspetto culturale mi permette di aiutare le aziende a vedere più in là, perché lo studio e le ricerche che supportano una consulenza sono basilari se si vuole creare qualcosa di nuovo. Altrimenti si ripetono le stesse ricette per qualsiasi tipo di azienda.

Allo stesso tempo l’esperienza professionale mi permette di portare nei miei corsi all’università il mondo reale del lavoro, raccontando agli studenti le sfide che il web, il marketing e l’advertising pongono alle imprese.

Capisco anche che è una posizione privilegiata la mia, non possibile per tutti.”

Mirko: “Sicuramente hai anche un altro vantaggio Mariano, quello di essere contaminato dai due mondi: quello business e quello accademico.

Non tutti, infatti, possono approfittare di questo mix di esperienze provenienti da imprenditori e studenti per arricchire il proprio bagaglio professionale.

Bene, passiamo alla seconda domanda: cosa o chi ha contribuito in modo significativo al tuo percorso professionale?

Mariano: “Sul “chi ha contribuito” posso sicuramente rispondere: le aziende che hanno creduto in me quando ero agli inizi. L’università è arrivata dopo…

Il “cosa” invece è stata sempre la mia voglia di pormi nuove sfide e di arrivare preparato.

Notti insonni per studiare, per specializzarmi, per essere sempre pronto su ciò che avrebbero potuto volere da me.”

Mirko: “Per continuare sulla metafora del bagaglio: sacco pieno dietro le spalle e testa alta verso il futuro. Mi piace!

Passiamo a qualcosa di più tecnico/strategico. Se oggi dovessi ripartire da zero, quale sarebbe la prima cosa che faresti?

Mariano: “Compirei le stesse azioni che mi hanno guidato agli inizi della mia carriera e che ora consiglio ai miei studenti: mettersi in gioco, facendo tanta gavetta.

Agli inizi mi sono impegnato a vivere delle esperienze che sapevo che mi avrebbero dato in futuro delle possibilità.

Le ho cercate. Ho suonato tanti campanelli, anche per tanti giorni.

Ho ricevuto tante porte in faccia, ma anche tante porte si sono aperte.

Facevo altri lavori per mantenermi, ma poi le soddisfazioni sono arrivate. “

Mirko: “Anche il mio percorso è stato abbastanza movimentato, pensa che tra le mie primissime esperienze di gioventù c’è anche il giostraio per bambini – che mi ha insegnato ad essere responsabile – e il rappresentante porta a porta – che mi ha dato molto lato sales!

Passiamo alla prossima domanda che è conseguente alla precedente: se potessi tornare indietro nel tempo, cosa cambieresti del tuo percorso professionale?

Mariano: “Credo nulla perché anche gli errori o le scelte premature mi hanno aiutato a crescere e a capire meglio cosa volevo nella mia vita professionale.”

Mirko: “Che aggettivo useresti per descriverti al meglio? E perché?

Mariano: “Determinato. So quello che voglio e ciò che voglio raggiungere.

Credo sia una qualità, ma a volte anche un difetto, perché se raggiungi gli obiettivi in fretta rischi di averne altri e di non goderti il momento favorevole. Se invece non li raggiungi, il pericolo è quello di demoralizzarsi.

La determinazione però ti fa comprendere anche quando è il momento di riposizionarti, di capire il mercato dove sta andando, di rimettersi in gioco.

Dico sempre ai miei studenti che è necessario cambiare quando si è al TOP.

Ad esempio all’università, ho sempre proposto e creato nuovi corsi di laurea prima che quelli in essere fossero obsoleti, e sono andato alla ricerca all’estero dei modelli innovativi da portare in Italia.”

Mirko: “Anche il mio professore di Economia ripeteva spesso che se hai la giusta determinazione sei già a metà del percorso.

Passiamo a una domanda che mi diverte fare: oggi ricevi 10.000 euro da investire sul tuo personal branding. Su quale canale digitale o tradizionale l’investi?

Mariano: “Userei sicuramente LinkedIn perché sta crescendo bene in autorevolezza e per me, ma anche per i miei studenti, è diventato il luogo dove essere contattato da nuove aziende.

Ovviamente vanno curati tutti i canali social e va creata un’immagine coordinata. Ma credo che la scelta di un social/canale rispetto ad un altro dipenda molto dall’ambito lavorativo in cui si è inseriti.

Magari per il mio posizionamento LinkedIn può essere la scelta migliore, mentre per un collega che opera nello stesso settore può non esserlo.

Non credo mai nelle formule magiche di chi dice: “fai questo e raggiungerai il successo!” Le soddisfazioni e le gratificazioni arrivano se si trova il canale corretto, nel momento giusto.”

Mirko: “LinkedIn, anche se ancora pieno di bug e limiti, è realmente la piazza degli affari. Qual è, oggi, la più grande minaccia professionale per chi si occupa di marketing?

Mariano: “Il pressapochismo!

Come ho scritto nel mio libro Web marketing manager & digital strategist: la bibbia delle nuove professioni web: «Circa 10 anni fa il mondo del lavoro è stato invaso da una nuova epidemia che colpiva tutti i responsabili marketing e creativi delle aziende. L’epidemia si chiamava: web marketing manager!

Qualsiasi preparazione precedente veniva cancellata per esaltare questo nuovo approccio.

Tutti diventavano magicamente esperti di questo nuovo settore e si vendevano come guru, specialist, fondatori di nuovi approcci.

Ma le competenze e le qualità richieste dove venivano apprese? Il fai da te del web marketing è iniziato così: selvaggiamente.»

Nei profili LinkedIn tutti diventavano CEO di qualche azienda o startup e web marketing manager.

E ancora oggi viviamo di questo pressappochismo che porta le aziende a non fidarsi più dei professionisti del settore e a diffidare degli esperti last minute.”

Mirko: “AMEN!

Passiamo a una domanda che mi è stata fatta da un collega un po’ di anni fa e che amo fare a mia volta.

Ricevi l’annuncio di chiusura da parte di tutti i servizi digitali che di solito utilizzi (tool, blog di terze parti, piattaforme, web apps, social network, etc.). Hai a disposizione un solo salvataggio. Cosa scegli e perché?

Mariano: “La mia fortuna è che non mi affeziono mai troppo ad una piattaforma, tool o software, ma scelgo sempre ciò che in quel momento ritengo necessario per i miei bisogni professionali.

Se proprio dovessi scegliere, opterei per un software di memorizzazione dei dati che permetta di salvare tutto ciò che verrebbe chiuso.

Quella rimarrà la memoria dei successi e degli errori che ne hanno portato alla chiusura e mi permetterebbe di ripartire facendo tesoro di ciò che non ha funzionato.

Il mondo cambia così velocemente che sarebbe alquanto sciocco oggi investire su qualcosa che si sa domani sarà superato.”

Mirko: “In effetti non hai tutti i torti. Perché salvare solo qualcosa? Meglio creare una nuova soluzione che archivi tutto il resto. 🙂

C’è qualcosa che proprio non ti piace del mondo digitale? Se sì, cosa?

Mariano: “Mi ripeto, scusami: il pressapochismo!

Il vendere ricette facili non mi è mai piaciuto e lo sperimento quando coloro che magari si reputano miei colleghi mi dicono: «Ma tu non vendi nessun corso?» No, non vendo nessun corso perché preferisco la consulenza live.

Certo, ci sono corsi ben fatti e conosco colleghi bravissimi in questo settore, ma la maggior parte sono un prodotto per incassare facilmente.

Tanto che qualche azienda mi ha chiamato per salvarsi da alcune situazioni disastrose, dicendomi che avevano collaborato con Tizio che gli aveva venduto un corso e una consulenza, ma non si erano visti i risultati attesi.

Ci vuole professionalità!”

Mirko: “Non ti scusare, anzi, sottoscrivo ogni tua parola!

Qual è stata, secondo te, l’innovazione che ha contribuito più significativamente all’evoluzione del digitale lasciando fuori quelle più scontate come i computer, gli smartphone e internet?

Mariano: “La velocità della rete.

Senza di questa non si va da nessuna parte. Una nuova era bussa già alle nostre porte che è il 5G.

Sarà un’ulteriore svolta copernicana nel nostro mondo. Bisognerà essere pronti perché già solo l’intelligenza artificiale e i big data ci permetteranno di realizzare strategie complesse e molto efficaci.”

Mirko: “Sì, peccato però che in molte zone d’Italia ancora non c’è il 3G, quindi il 5G lo vedo ancora molto lontano come traguardo.

Ora ti vorrei fare una domanda sulla tua materia professionale.

Dai tuoi contenuti emerge un tuo forte interessamento nel formare, informare e creare consapevolezza sull’importanza della comunicazione in Italia.

Oggi come vedi la situazione rispetto a quando hai iniziato a trattare questo argomento?

Mariano: “Un po’ di miglioramento c’è stato. Credo però che bisognerebbe insegnare “la comunicazione” dalla scuola primaria perché, come la grammatica, la matematica e la storia dell’arte, è un linguaggio che ha delle regole e delle tecniche.

Se non iniziamo a educare alla comunicazione corretta ed etica da quando si è bambini, come possiamo credere che da adulti la sappiano utilizzare?

Questa è una mia battaglia che continuerò a combattere perché è un segno di civiltà.”

Mirko: “E mi permetto di aggiungere che, secondo me, converrebbe inserire anche informatica nelle scuole primarie. D’altronde il mondo che verrà sarà digitale ed è opportuno che le nuove generazioni siano pronte per poterlo affrontare al meglio.

L’ultima domanda riguarda sia la sfera personale che professionale.

Molte volte sono stato tradito dalla fiducia che avevo riposto nelle persone, soprattutto colleghi.

In base alle tue esperienze, ci può essere un rapporto sincero tra due professionisti che si occupano della stessa materia? Se sì, quale consiglio ti senti di dare?”

Mariano: “Credo di sì, anche se molte volte nel nostro settore c’è la paura che un collega “ti rubi il cliente”.

Io per fortuna non ho mai vissuto quest’ansia, anzi! Ho sempre cercato, anche con i miei clienti più storici, di consigliar loro il miglior professionista nel mercato, anche perché il nostro mondo è talmente specializzato che è impossibile essere il migliore su tutto.

Ho visto poi che questo modo di lavorare mi ha premiato, perché ho ricevuto lo stesso trattamento da altri colleghi.

Ho adottato da sempre il mio dogma che dice: «Se devi parlare di qualcuno, parlane bene, altrimenti soprassiedi.»”

Mirko: “Grazie mille per le tue risposte Mariano, è stato davvero bello e costruttivo per me poter dialogare con te.

A questo punto, per salutarti, ti auguro di vincere la tua battaglia e di continuare ad ottenere i successi che meriti.”

A presto,

Mirko.

© Mirko Maiorano

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