Quando ho deciso di avviare la pubblicazione sul mio blog di interviste a vari professionisti e imprenditori Italiani, che ritengo degni di nota, non potevo che partire da chi è stato un mentore per me e mi ha introdotto nel mondo del Growth Hacking: Raffaele Gaito.

L’intervista al Growth Hacker Raffaele Gaito

Mirko: “Ciao Raffaele, innanzitutto grazie per aver accettato questa intervista nonostante tu sia super pieno di impegni.

Come prima domanda vorrei chiederti quale ritieni sia il tuo principale punto di forza professionale, la qualità che ti distingue sul mercato?

Raffaele: “Cavolo, partiamo subito con una domanda difficilissima, perché qui lo scivolone è dietro l’angolo e il rischio dell’auto-celebrazione pure.

Se dovessi basarmi su quello che mi dicono i miei clienti e i miei studenti (e preferisco farlo), ti direi che il fatto di non aver mai fatto promesse, non aver mai venduto formule magiche o soluzioni universali ha sempre ripagato nel lungo periodo.

Il mio è sempre stato un approccio molto onesto e aperto a questo mondo. Ho sempre detto che gli esperti in fin dei conti non sanno nulla e che le cose vanno testate sul campo. Ho sempre affermato di condividere semplicemente le cose che imparo giorno dopo giorno dall’esperienza diretta e indiretta.

Non è una skill tecnica, ma è una qualità che mi ha distinto in parecchi contesti e che a lungo ha fatto la differenza, non solo in termini di posizionamento.”

Mirko: “Essendo stato un tuo corsista diverso tempo fa, posso confermare che ho apprezzato molto questo tuo approccio sincero e onesto.

Passiamo alla seconda domanda: cosa o chi ha contribuito in modo significativo al tuo percorso professionale?

Raffaele: “Qui avrei da fare un elenco lunghissimo, ma provo a citare solo i nomi principali, consapevole del fatto che lascerò sicuramente fuori qualcuno di importante.

  • Steve Blank e Paul Graham sugli aspetti di startup e dintorni
  • Gary Vaynerchuk e Jason Fried sulle tematiche di imprenditorialità
  • Seth Godin e Sean Ellis per tutta la parte marketing
  • Simon Sinek e Ryan Holiday per ciò che riguarda il mindset

Mirko: “Wow! È davvero un bel elenco e alcuni, tra quelli da te citati, sono anche tra le mie fonti di ispirazione.

Passiamo a qualcosa di più tecnico/strategico. Se oggi dovessi ripartire da zero, quale sarebbe la prima cosa che faresti?

Raffaele: “Aprire un podcast e un canale YouTube e iniziare a fare contenuti ogni singolo giorno della mia vita, raccontando il mio percorso da zero e condividendo le cose che imparo lungo la strada.

Mirko: “Molti professionisti sono della tua stessa opinione e anche io credo che questi due canali oggi facciano veramente la differenza nella distribuzione dei contenuti.

Naturalmente, occorre anche un bel po’ di pratica e una “faccia tosta” per riuscire a parlare con disinvoltura davanti a un microfono o una telecamera. Cose che, ad esempio, personalmente mi bloccano.

Passiamo alla prossima domanda: se potessi tornare indietro nel tempo, cosa cambieresti del tuo percorso professionale?

Raffaele: “Un botto di cose, ma anche qui provo ad essere breve citando due cose: sono arrivato tardi sui social e me ne pento; nei primi tempi in cui creavo contenuti dovevo essere molto più costante.”

Mirko: “Che aggettivo useresti per descriverti al meglio? E perché?

Raffaele: “Considerando che “pipistrello” non è un aggettivo direi empatico.

L’empatia è una dote che manca tantissimo, soprattutto nella “scena” digitale italiana.

Cavolo e quanto abbiamo bisogno di empatia.

È sempre tutto un fare a gara, un rincorrersi, a misurarselo col righello e a spalare merda sugli altri.

Con un pizzico di empatia in più saremmo tutti più sereni.

Mirko: “L’empatia serve sempre e non basta mai, hai ragione!

Passiamo a domande che riguardano più da vicino il marketing.

Oggi ricevi 10.000 euro da investire sul tuo personal branding. Su quale canale digitale o tradizionale l’investi?

Raffaele: “Penso Instagram Stories e YouTube.”

Mirko: “Qual è, oggi, la più grande minaccia professionale per chi si occupa di marketing?

Raffaele: “L’arroganza.

L’arroganza e la presunzione di sapere tutto in un settore dove in realtà sappiamo ben poco.

La verità è che è un mondo così veloce, dinamico e in continua evoluzione che non esistono regole scritte.

E quelle poche che ci sono scricchiolano sotto il peso del digitale.

Quindi faremmo bene a fare meno proclami, a fare un passettino indietro e ammettere che il 90% della roba va testata prima di poter giudicare.

Mirko: “Ottima riflessione Raffaele, mi trovi d’accordo.

Ricevi l’annuncio di chiusura da parte di tutti i servizi digitali che di solito utilizzi (tool, blog di terze parti, piattaforme, web apps, social network, etc.). Hai a disposizione un solo salvataggio. Cosa scegli e perché?

Raffaele: “Il blog.

Una piattaforma proprietaria è qualcosa di imprescindibile in qualsiasi strategia online degna di questo nome.

È il posto dove detti tu le regole, dove non devi pagare nessuno, dove non sei soggetto ad algoritmi e dove decidi tu i tempi e i modi con cui farti sentire.

Blog tutta la vita.”

Mirko: “C’è qualcosa che proprio non ti piace del mondo digitale? Se sì, cosa?

Raffaele: “Hai voglia, un sacco di roba.

Qualcuna l’ho accennata già nelle risposte precedenti, ma se ne posso aggiungere un’altra direi sicuramente il fatto che è un settore di facile preda per i furbetti e i fuffaroli.

Una mia collega qualche giorno fa ha usato una bella espressione che voglio riutilizzare qui, definendoli i “rovina mercato”: quelli che entrano in un mercato nuovo, lo sfruttano sputtanandolo completamente, e se ne vanno lasciandolo in condizioni pietose rendendo difatti impossibile a chiunque altro farci business in maniera seria.

Ovviamente questi personaggi esistono ovunque, ma le barriere all’ingresso nel mondo digitale sono decisamente più basse rendendolo appetibile per molti personaggi del genere.”

Mirko: “Qual è stata, secondo te, l’innovazione che ha contribuito più significativamente all’evoluzione del digitale lasciando fuori quelle più scontate come i computer, gli smartphone e internet?

Raffaele: “Beh se devo escludere queste tre dico senza dubbi la banda larga.

Oh ma ti ricordi com’era stare online col 56k?!”

Mirko: “Essendo un po’ più vecchietto di te, hai voglia se me lo ricordo! Era un dramma caricare una pagina web.

Uno dei miei primi lavori, alla fine degli anni 90, è stato quello di sistemista e tecnico IT e montavo le linee ADSL all’interno di enti e istituti bancari… che tempi Raffaele, sembra di parlare della preistoria.

Ora ti vorrei fare una domanda sulla tua materia professionale: il Growth Hacking.

Più volte io e te abbiamo parlato di quanto sia un bene per tutti formare, informare e creare consapevolezza sul growth hacking in Italia.

Oggi come vedi la situazione rispetto a quando hai iniziato a trattare questo argomento?

Raffaele: “Ci sono dei pro e dei contro rispetto all’inizio.

Il pro è che ora la cosa è molto più diffusa, anche in contesti non strettamente legati agli addetti ai lavori. Avere un interlocutore che già sa di cosa stai parlando ti facilita di molto le cose.

Il lato negativo di questa medaglia è che il 90% di chi dice di fare Growth Hacking in realtà fa altro e ne “sporca” completamente l’immagine.

In pochi parlano di Agile e di esperimenti, mentre tutti si riempiono la bocca di automazioni, trucchetti, funnel e altre cose che di Growth Hacking hanno poco.

Avere un interlocutore che crede che il Growth Hacking sia sta roba ti complica un bel po’ le cose.”

Mirko: “Eh già! Anche io faccio molta fatica a spiegare che il Growth Hacking non ha niente a che vedere con i trucchetti o con i tool.

È una lunga battaglia la nostra, ma sono sicuro che continuando a formare e informare in maniera trasparente e sincera, riusciremo a vincerla!

A proposito del Growth Hacking, hai appena pubblicato il tuo secondo libro sul Growth Hacking e io sono un potenziale acquirente.

Quali parole sceglieresti per descriverlo e conquistarmi?

Rafffaele: “Mirko, in questo libro ho messo la mia visione di Growth Hacking. Non la mia versione, ma la mia visione.

Ovviamente il Growth Hacking come metodologia è ben codificata in letteratura, ma quella è una letteratura americana.

In questo libro ho fatto confluire quello che ho imparato negli ultimi anni contaminato dai tanti progetti di clienti e studenti che mi sono passati sotto gli occhi.

Quindi è più vicino alle realtà italiane e a una mia visione equilibrata di crescita che non è esponenziale, ma sostenibile.”

Mirko: “Ok, mi hai convinto e non vedo l’ora di leggerlo!

L’ultima domanda riguarda sia la sfera personale che professionale.

Molte volte sono stato tradito dalla fiducia che avevo riposto nelle persone, soprattutto colleghi.

In base alle tue esperienze, ci può essere un rapporto sincero tra due professionisti che si occupano della stessa materia? Se sì, quale consiglio ti senti di dare?”

Raffaele: “Cavolo, questa non me l’aspettavo. Mi hai spiazzato!

In linea di massima ti direi che è possibile e che, come in tutti i rapporti personali, la differenza la fanno, appunto, le persone.

Sicuramente l’empatia di cui parlavo prima fa un sacco la differenza e mettersi nei panni dell’altro aiuta a risolvere il 90% dei conflitti.

Questa va sempre affiancata da una bella dose di trasparenza.

Trasparenza negli obiettivi e nei modi.

Io lavoro con tantissime persone che sulla carta sono miei competitor e in realtà siamo a tutti gli effetti partner.

È la famosa metafora della torta: invece di litigare per la fettina, pensiamo a creare una torta più grande.”

Mirko: “Grazie mille per le tue risposte Raffaele e per essere stato trasparente e sincero!

Per salutarti voglio riprendere una frase che hai usato in una delle risposte: ti auguro una costante crescita sostenibile!”

Intervistare Raffaele per me è stato molto costruttivo e spero che anche tu abbia apprezzato questo articolo.

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A presto,

Mirko.

P.s.: il nuovo libro di Raffaele Gaito, Growth hacking mindset lo puoi acquistare su Amazon (link), io l’ho già fatto.

© Mirko Maiorano

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