La quinta puntata della mia rubrica di interviste a vari professionisti e imprenditori Italiani – che ritengo degni di nota – è con Raffaele Mauro: Managing Director di Endeavor Italia, autore di “Hacking Finance: la rivoluzione del Bitcoin e della blockchain” e “Quantum Computing: tecnologia, applicazioni, investimenti”.

Cinque minuti con Raffaele Mauro ampliano il mindset e la propria vision in un modo incredibile. Se avessi la possibilità, non mi perderei neanche un suo intervento.

Ecco perché l’ho scelto per la mia rubrica. Non potevo lasciarmi sfuggire l’opportunità di ospitare un’intervista di un professionista così di spicco, in Italia e all’estero, all’interno del mio blog.

L’intervista a Raffaele Mauro

Mirko: “Ciao Raffaele, innanzitutto grazie per aver accettato questa intervista e di aver trovato del tempo da dedicarmi, visti i tuoi numerosi impegni.

L’ultima volta che ci siamo visti eravamo speaker a un evento sull’innovazione tecnologica e la cosa che più mi ha colpito di quello che hai detto, riguarda l’importanza delle persone prima ancora delle idee in un processo di innovazione e crescita aziendale.

Oggi voglio ripartire proprio da questo punto: le persone. E scoprire qualcosa di più su di te.

Le domande saranno più o meno le stesse che ho rivolto agli altri professionisti che ti hanno preceduto.

Quindi, come prima domanda, anche a te vorrei chiederti quale ritieni sia il tuo principale punto di forza professionale, la qualità che ti distingue sul mercato?

Raffaele: “Ciao Mirko e grazie per questa intervista.

Riguardo la tua domanda, primariamente: la capacità di selezionare, attrarre e motivare persone di talento.

Secondariamente: la costruzione di fiducia tra soggetti eterogenei e la conoscenza del settore professionale del venture capital.”

Mirko: “Da quel che ti conosco, non posso che confermare queste tue qualità.

Bene, passiamo alla seconda domanda: cosa o chi ha contribuito in modo significativo al tuo percorso professionale?

Raffaele: “Alcuni mentor che sono intervenuti in diverse fasi cruciali della mia vita professionale fornendomi prospettive originali e modi per inquadrare in modo diverso le sfide che stavo affrontando.

Ci persone che mi hanno ispirato anche in modo “indiretto”, senza mai conoscerli direttamente, come Adriano Olivetti a cui ho dedicato la mia tesi di dottorato.”

Mirko: “Un mio professore di economia parlava spesso della mentalità da innovatore e imprenditore di Adriano Olivetti, ed è uno dei personaggi che stimo della nostra storia industriale.

Inoltre, sono particolarmente legato alla Olivetti, perché il mio primo lavoro professionale è stato quello di assistente tecnico informatico e sistemista per enti e istituti bancari.

Non sai quante stampanti Olivetti PR2 ho riparato! ahahaha

Passiamo a qualcosa di più tecnico/strategico. Se oggi dovessi ripartire da zero, quale sarebbe la prima cosa che faresti?

Raffaele: “Cercherei di diventare uno dei maggiori esperti al mondo in una micro-nicchia tecnica di frontiera, dove ci sia la possibilità realistica di apportare un contributo.”

Mirko: “Ottimo spunto. Del tipo, individua una nicchia e occupala.

Passiamo alla prossima domanda che è conseguente alla precedente: se potessi tornare indietro nel tempo, cosa cambieresti del tuo percorso professionale?

Raffaele: “Darei maggiore ascolto alle intuizioni e alla voce interiore, nel prendere decisioni chiave.”

Mirko: “Il classico “se solo avessi dato retta al mio intuito… ” La mia mentalità data-driven a volte ha frenato anche me in passato, poi ho capito che i dati sono un ottimo supporto nella fase decisionale, ma non potranno mai rappresentare il solo strumento di decisione.

Le intuizioni, le sensazioni e la voce interiore, come hai detto tu, vanno ascoltate e meritano un po’ più di fiducia.

Passiamo a un’altra domanda, che aggettivo useresti per descriverti al meglio? E perché?

Raffaele: “Un curioso di professione. Perché l’esplorazione del mondo e l’acquisizione/applicazione conoscenza sono ciò che mi motiva maggiormente in diversi ambiti della vita (non solo in quello professionale).”

Mirko: “La curiosità è anche una mia caratteristica.

Alcuni colleghi mi prendono in giro perché dicono che non sono “guarito” dalla sindrome del perché che si ha da bambini.

Passiamo a una domanda che mi diverte fare: oggi ricevi 10.000 euro da investire sul tuo personal branding. Su quale canale digitale o tradizionale l’investi?

Raffaele: “Investirei nella produzione e nella distribuzione di contenuti video tramite Instagram e YouTube.

Andrebbe citato anche TikTok, ma evito perché in questa fase storica, per il momento, non rappresenta i segmenti socio-demografici a cui mi rivolgo.”

Mirko: “Video. Siete più o meno tutti allineati con le risposte a questa domanda.

Prima o poi dovrò sconfiggere l’ansia da telecamera e microfono e iniziare a pubblicare video.

Bene, passiamo ad argomenti più tecnici.

Qual è, oggi, la più grande minaccia professionale per chi si occupa di venture capital?

Raffaele: “Riferendosi al settore venture capital, localmente in Italia: il divario sempre più grande con le dimensioni e le logiche del mercato internazionale, non solo con la Silicon Valley, con Londra e Berlino, ma anche con la Spagna, il Portogallo e molti paesi emergenti.

Globalmente, il fatto che l’infrastruttura tradizionale dei fondi venture è sempre più rigida sia nel sostenere la velocità di sperimentazione delle imprese, sia nel supportare i lunghi tempi necessari per le tecnologie di frontiera (spazio, trasporti, tecnologie quantistiche).”

Mirko: “Grazie per la risposta Raffaele. Passiamo a una domanda che mi è stata fatta da un collega un po’ di anni fa e che amo fare a mia volta.

Ricevi l’annuncio di chiusura da parte di tutti i servizi digitali che di solito utilizzi (tool, blog di terze parti, piattaforme, web apps, social network, etc.). Hai a disposizione un solo salvataggio. Cosa scegli e perché?

Raffaele: “Risposta impopolare: Twitter.

Per via dell’accesso a contenuti intellettualmente stimolanti.”

Mirko: “Conoscendoti immaginavo la tua risposta. So che sei un fan di Twitter e devo dirti che anche io lo sono, ma più come strumento di ricerca e scoperta che di pubblicazione.

C’è qualcosa che proprio non ti piace del mondo digitale? Se sì, cosa?

Raffaele: “Il fatto che sia in atto una de-globalizzazione di Internet, con una spaccatura profonda tra l’anglosfera e il mondo asiatico a guida cinese.

Una dinamica di balcanizzazione dalle conseguenze pericolose e di cui c’è poca consapevolezza.”

Mirko: “Hai perfettamente ragione e la poca consapevolezza è un grave problema.

Qual è stata, secondo te, l’innovazione che ha contribuito più significativamente all’evoluzione del digitale lasciando fuori quelle più scontate come i computer, gli smartphone e internet?

Raffaele: “È difficile fornire una singola risposta, emergono comunque diversi altri megatrend: dall’avvento del cloud computing alla diffusione della connettività wi-fi, dalla diffusione delle interfacce grafiche all’approccio open source nello sviluppo nella distribuzione del software.

Se dovessi trovare un abilitatore fondamentale per la diffusione del digitale, mi viene in mente il gaming.

È sempre stato e tuttora rappresenta uno dei più grandi strumenti di popolarizzazione delle tecnologie digitali.”

Mirko: “Non avevo mai pensato al gaming come abilitatore, ma in effetti non hai tutti i torti.

Durante il nostro ultimo incontro abbiamo parlato di quanto sia un bene per tutti formare, informare e creare consapevolezza sull’innovazione in Italia.

Oggi come vedi la situazione rispetto a quando hai iniziato a trattare questo argomento?

Raffaele: “La situazione è migliorata solo marginalmente, servirebbe un grande investimento in formazione a tutti livelli: da chi semplicemente deve partecipare alla vita sociale online come semplice cittadino, a chi dovrà sviluppare in futuro l’infrastruttura computazionale delle imprese e delle istituzioni del nostro paese.”

Mirko: “L’innovazione e la crescita di un paese passa per la formazione, su questo non c’è alcun dubbio.

A proposito di formazione e informazione, da poco è uscito il tuo nuovo libro “Quantum computing”.

Immagina che io sia un potenziale acquirente – in effetti lo sono – quali parole sceglieresti per descriverlo e conquistarmi?

Raffaele: “Si tratta di un’introduzione alla nuova frontiera della computazione quantistica.

Il libro è basato su un approccio multidisciplinare, si affronta l’argomento sia da un punto di vista tecnico-scientifico, sia nei suoi risvolti economici e geopolitici.

Non è un libro di divulgazione scientifica, l’argomento è affrontato dal punto di vista di un investitore e di chi analizza i trend di sviluppo delle tecnologie.”

Mirko: “Per i miei lettori, il libro lo potete acquistare qui: https://www.amazon.it/Quantum-computing-Raffaele-Mauro/dp/8823836832/

L’ultima domanda riguarda sia la sfera personale che professionale.

Molte volte sono stato tradito dalla fiducia che avevo riposto nelle persone, soprattutto colleghi.

In base alle tue esperienze, ci può essere un rapporto sincero tra due professionisti che si occupano della stessa materia? Se sì, quale consiglio ti senti di dare?”

Raffaele: “Secondo me sì, ma non è facile.

Anche perché persone diverse possono avere concezioni diverse in merito a quali temi siano sensibili e in quali fasi sia necessario dedicare un’attenzione extra alla cura della relazione.

È possibile utilizzare la strategia che nella teoria dei giochi si chiama “Tit for tat”.

Come prima possa ci si pone sempre in modo positivo e cooperativo, successivamente ci si orienta rispondendo in modo proporzionale ai comportamenti (aggressivi o cooperativi) dell’interlocutore.

Inoltre, facendo un passo avanti rispetto alla teoria dei giochi, ricordiamoci anche le leggi fondamentali della stupidità umana di Carlo Cipolla: chi fa danni agli altri spesso non è un bandito, li fa danneggiando anche se stesso, quindi stupidamente.

La risposta è cercare quando possibile di essere “intelligenti”, ovvero perseguire il più volte possibile quella nicchia di azioni che creano vantaggio per sé stessi e per gli altri simultaneamente.

L’unica soluzione è prevenire, gettare semi positivi e, senza sacrificarsi, costruire vantaggio per tutti quando possibile.

Mirko: “Non ci poteva essere chiusura migliore. Grazie mille per le tue risposte Raffaele, per me è stato davvero costruttivo, formativo e un onore poterti intervistare.”

A presto,

Mirko.

© Mirko Maiorano

Ti è piaciuto l'articolo?

Condividilo con un amico a cui potrebbe interessare.
Inoltre, se non vuoi perderti i miei prossimi articoli, attività, corsi e workshop, iscriviti alla mia newsletter: clicca qui!

Social Touchpoint

Sui social mi trovi qui:
LinkedIn
Facebook
Twitter

Vuoi parlarmi o incontrarmi? Scopri come farlo visitando la pagina Contattami

  • 124
    Shares