La seconda puntata della mia rubrica di interviste a vari professionisti e imprenditori Italiani – che ritengo degni di nota – è con Rudy Bandiera: divulgatore e docente di tecnologia, social, business e digital transformation, nonché un TEDx speaker e accanito gamer.

L’intervista a Rudy Bandiera

Mirko: “Ciao Rudy, innanzitutto grazie per aver accettato questa intervista.

Le domande saranno più o meno le stesse che ho rivolto a Raffaele Gaito.

Quindi, come prima domanda, anche a te vorrei chiederti quale ritieni sia il tuo principale punto di forza professionale, la qualità che ti distingue sul mercato?

Rudy: “Se dicessi che è la mia preparazione sarei scontato, per due motivi.

Il primo è che se faccio questo mestiere DEVO essere preparato, quindi è scontato che lo sia come lo sono tutti quelli che fanno il mio mestiere.

Il secondo è che TUTTI dicono di essere dei professionisti preparati… e si torna al punto 1.

Il mio punto di forza è senza dubbio la simpatia.

Sono simpatico alla gente, oltre che preparato. Non è per nulla una cosa da sottovalutare.

Le persone vogliono lavorare con chi le fa stare bene, oltre che con quelli bravi.”

Mirko: “Avere una persona di fiducia al proprio fianco, preparata, sorridente e positiva, credo sia ciò che tutti gli imprenditori desiderano.

Bene, passiamo alla seconda domanda: cosa o chi ha contribuito in modo significativo al tuo percorso professionale?

Rudy: “Sono state certamente due persone.

Il mio socio Riccardo “Skande” Scandellari che ha fatto il mio primo blog (che è poi quello che c’è anche oggi, RudyBandiera.com) e subito dopo Massimo Boraso che, da imprenditore audace ed illuminato qual è, ha creduto nelle mie capacità ancora prima di saggiarle sul campo.

Si è fidato di quello che ha visto in me e della parola di Riccardo.

Di questo sono molto grato ad entrambi.”

Mirko: “Il grande Skande! A proposito, intervisterò anche lui prossimamente e sono proprio curioso di conoscere la sua risposta a questa domanda.

Passiamo a qualcosa di più tecnico/strategico. Se oggi dovessi ripartire da zero, quale sarebbe la prima cosa che faresti?

Rudy: “Credo che inizierei subito con i video, invece di aspettare come ho fatto. “

Mirko: “Come ho già detto a Raffaele, ho una personale fobia del microfono e della telecamera. Quindi provo sempre un po’ di sana invidia verso chi affronta la telecamera con disinvoltura.

Comunque, sono d’accordo con te, i contenuti video sono molto efficaci.

Passiamo alla prossima domanda: se potessi tornare indietro nel tempo, cosa cambieresti del tuo percorso professionale?

Rudy: “Per la verità nulla.

Ho la fortuna (oppure sono stato bravo, non lo so) di avere fatto le cose nel modo giusto e nel momento giusto, almeno nella misura in cui io oggi le reputi giuste, ecco.

Non ho cose che cambierei, ho forse cose che amplierei (come i video di cui sopra), ma quello che ho fatto lo rifarei.”

Mirko: “Che aggettivo useresti per descriverti al meglio? E perché?

Rudy: “Sono una brava persona o diciamo che cerco di esserlo.

Penso davvero che quello che siamo nel lavoro sia una piccola parte di quello che dovremmo essere in tutta la nostra vita: ho visto molti professionisti essere persone straordinarie fuori dal lavoro come bravi professionisti essere disgustosi, moralmente abbietti, fuori dal percorso professionale.

Ecco, visto che credo che il mio lavoro sia una fusione tra privato e pubblico, tra lavoro e tempo libero, penso che l’essere una brava persona, che passa messaggi positivi e valoriali nel rispetto degli altri, sia fondamentale.”

Mirko: “Non ti conosco sul privato, ma da quello che vedo e posso giudicare come professionista, ti ritengo una brava persona.

Quindi ti posso confermare che questo aggettivo ti si addice.

Oggi ricevi 10.000 euro da investire sul tuo personal branding. Su quale canale digitale o tradizionale l’investi?

Rudy: “Beh, 10k sono pochini da investire nel “tradizionale” 😀

Penso investirei in Instagram che, forse, è il social in cui ho investito meno.”

Mirko: “Qual è, oggi, la più grande minaccia professionale per chi si occupa di marketing?

Rudy: “Questa è una domanda che mi coglie alla sprovvista, una domanda che non mi sono mai posto, onestamente.

Ma riflettendoci, non è solo questione di chi si occupa di marketing, ma di chi si occupa di forme di marketing innovative (come il Social Media Marketing ad esempio).

Penso che non ci sia un mercato consapevole e preparato e, paradossalmente, questo genera degli enormi problemi anziché un mercato ricettivo.

Io posso andare da chiunque, oggi, e proporre qualunque servizio a qualunque prezzo e troverò, nella maggior parte dei casi, persone che non sanno valutare né me né il servizio né il prezzo.

Se vado a comprare un’auto so cosa compro e conosco il suo valore, circa, ma con un servizio di Web Marketing?

Ecco, questo ci mette nella mesta condizione di avere un mercato in parte “bruciato” da venditori che, appunto, sanno solo vendere.

Mirko: “Mi trovi d’accordo su questo punto. Infatti è da sempre che porto avanti un servizio consulenziale-formativo, in modo da dare ai miei clienti gli strumenti necessari a valutare il mio servizio e quello di altri fornitori.

Passiamo a una domanda che mi è stata fatta da un collega un po’ di anni fa e che amo fare a mia volta.

Ricevi l’annuncio di chiusura da parte di tutti i servizi digitali che di solito utilizzi (tool, blog di terze parti, piattaforme, web apps, social network, etc.). Hai a disposizione un solo salvataggio. Cosa scegli e perché?

Rudy: “Direi che la risposta è più semplice di quello che la domanda potrebbe far intendere.

Salvo Google.

Senza Google perdo TUTTO, compresi numeri di telefono, mail. TUTTO.”

Mirko: “C’è qualcosa che proprio non ti piace del mondo digitale? Se sì, cosa?

Rudy: “Esiste un atteggiamento sbagliato di approccio al mondo digitale: non reggo il pregiudizio.

Se si parla di digital OGNI novità (che sia un social, un videogame o ogni cosa) viene subito etichettata come “non se ne sentiva la mancanza” oppure è inutile, pericoloso, sciocco, stupido e bla bla bla.

Questo atteggiamento pregiudiziale e stigmatizzante verso le cose nuove che, per loro natura, non conosciamo, lo trovo intollerabile e fatico a gestire le mie reazioni a riguardo.

Ci riesco ma fatico.”

Mirko: “Qual è stata, secondo te, l’innovazione che ha contribuito più significativamente all’evoluzione del digitale lasciando fuori quelle più scontate come i computer, gli smartphone e internet?

Rudy: “Senza dubbio, in ambito social, l’introduzione delle vanity metrics come like, cuoricini e tutte le robe correlate alla scoperta della dopamina correlata.

Ogni volta che riceviamo un like il nostro cervello viene irrorato da un pochino di dopamina: siamo drogati da noi stessi e tutto quello che ci provoca piacere tendiamo a ripeterlo.

Credo che siano i like, in ogni loro conformazione, il segreto del successo di tutto mondo social.”

Mirko: “Ora ti vorrei fare una domanda sulla tua materia professionale.

Dai tuoi contenuti emerge un tuo forte interessamento nel formare, informare e creare consapevolezza sull’importanza del digitale in Italia.

Oggi come vedi la situazione rispetto a quando hai iniziato a trattare questo argomento?

Rudy: “Francamente la vedo sempre uguale, arretrata.

Temo che in gran parte sia una banalissima questione generazionale nel senso che a certe persone, di una certa età, non puoi più far cambiare le convinzioni.

Diciamo che continuiamo ad avere paura del futuro e se questo è sempre stato così, oggi la situazione è peggiorata perché il futuro ci corre incontro ad altissima velocità.

Tutto questo è comprensibile: una volta c’era molto più tempo per abituarsi alle novità, per adattarsi e per metabolizzarle: oggi il tempo non esiste e credo che questa sia la vera grande sfida della nostra e delle nuove generazioni.

Come adattarsi e non sentirsi inadeguati molto molto in fretta?

Posso motivare con un esempio: se sei sui binari e ti viene incontro un treno, la tua paura e la tua esperienza cambieranno in base alla velocità del treno: più è veloce più avrai paura più ti dovrai muovere in fretta più è possibile che tu sia inadeguato, se ti distrai o non conosci la velocità del treno o non sai da che parte spostarti.

Ecco, quel treno è il futuro.”

Mirko: “Esempio chiaro e diretto. 🙂

Continuando a parlare della tua sfera professionale, in questi anni sei sempre riuscito a mixare la tua passione per i videogame con la tua sfera professionale.

Quindi sarai sicuramente contento che si inizia finalmente a parlare del loro utilizzo anche a scopo educativo.

A riguardo, so che hai un progetto in cantiere proprio su questo tema. Puoi anticiparmi qualcosa?”

Rudy: “Mirko, ho l’onore di essere l’autore ed interprete del più ambizioso e ampio progetto sui videogame che si sia mai sentito in italiano su Audible: #TheGamer.

Sono 12 puntate da circa 45 minuti l’una, studiate a livelli come un videogame, ovvero dalla prima più facile all’ultima più difficile.

Partiamo con l’analizzare il grande tema del “ma i videogame fanno bene o male?” per arrivare al futuro del business, alle nuove leve di marketing, di gamification e ai nuovi modelli di business.

Non è più possibile snobbare un mondo che fattura più di musica e di cinema messi assieme, si tratta solo di trovare un modo nuovo di parlarne.

La fregatura dei videogiochi sta nel loro nome, nel termine giochi, ovvero quello che noi consideriamo da bambini.

The Gamer esce in pubblicazione l’11 novembre su Audible!

Mirko: “Lo ascolterò volentieri Rudy, sono proprio curioso.

L’ultima domanda riguarda sia la sfera personale che professionale.

Molte volte sono stato tradito dalla fiducia che avevo riposto nelle persone, soprattutto colleghi.

In base alle tue esperienze, ci può essere un rapporto sincero tra due professionisti che si occupano della stessa materia? Se sì, quale consiglio ti senti di dare?”

Rudy: “Essere traditi nella fiducia è una cosa sempre accaduta e che temo accadrà sempre, non esistono antidoti o ricette per scongiurarlo, ma un consiglio mi sento di darlo: all’aumentare della nostra “trasparenza” aumenterà il numero di persone trasparenti dalle quali saremo circondati.

Noi attiriamo persone come noi quindi, prima di pensare a come cambiare gli altri dovremmo pensare a come cambiare noi stessi.

Gli articolo 31, in una vecchia canzone dicono “Non importa se modelle o commesse, certe donne si faranno gioco di te, trattale tutte da principesse e sarai un re”.

Forse dovremmo iniziare tutti di qua.”

Mirko: “Grazie mille per le tue risposte Rudy e, riallacciandomi alla tua ultima risposta, per essere stato trasparente.

Ti auguro il meglio per il tuo nuovo progetto #TheGamer!”

Intervistare Rudy per me è stato strano perché i nostri mondi ed interessi – ad eccezione della tecnologia – sono molto distanti, ma proprio questo è quello che mi è piaciuto.

Essere contaminato da persone e pensieri diversi dal mio.

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A presto,

Mirko.

© Mirko Maiorano

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