La diciassettesima puntata della mia rubrica di interviste a vari professionisti e imprenditori italiani – che ritengo degni di nota – è con Andrea Pietrini.

Imprenditore esperto di finanza e management, co-fondatore e presidente di YourGroup, co-fondatore e partner di numerose aziende, fondazioni e associazioni, autore del libro “Fractional Manager”, ma soprattutto, una persona da cui poter apprendere quotidianamente.

Per tutti questi motivi l’ho scelto per la mia rubrica e vi anticipo che le sue risposte hanno confermato ogni mia aspettativa.

L’intervista ad Andrea Pietrini

M: “Qual è il tuo principale punto di forza professionale, la qualità che ti distingue sul mercato?

A: “Credo e spero l’onestà intellettuale.

Quella che mi ha sempre spinto a parlare chiaramente ai clienti, ai partner e ai collaboratori… e anche a me stesso.”

M: “Cosa o chi ha contribuito in modo significativo nel tuo percorso professionale?

A: “Tre cose: la Bocconi, l’esperienza nel Venture Capital in FinTech, una della prime iniziative europee del settore, e quella da CFO di Terasystem, una bella realtà innovativa nel mondo tecnologico.”

M: “Se oggi dovessi ripartire da zero, ma con tutto il know-how acquisito negli anni, quale sarebbe la prima cosa che faresti?

A: “Farei molto più networking di quanto ne ho fatto all’inizio della mia carriera.

Purtroppo, come tanti studenti e manager, fino ai 40 anni mi sono concentrato moltissimo su temi tecnici, trascurando colpevolmente l’aspetto relazionale.

Invece, questo è un grande asset e una grande opportunità a livello professionale e anche umano, per cui, se tornassi indietro, comincerei già dalle scuole elementari.”

M: “Se potessi tornare indietro nel tempo, cosa cambieresti del tuo percorso professionale?

A: “A parte quanto detto sopra, direi nulla.

Ho sempre fatto quello che mi piaceva fare!

Sono stato fortunato, o forse solo attento, a cogliere i segnali deboli del mercato per seguire le mie aspirazioni.”

M: “Che aggettivo useresti per descriverti al meglio a livello caratteriale? E perché?

A: ““Gentile”. Ne ho parlato spesso e da tempo.

Ora è diventata quasi una moda, ma credo che abbiamo tutti bisogno di più gentilezza, soprattutto nel mondo del business.”

M: “Oggi ricevi 10.000 euro da investire sul tuo personal branding. Quale canale digitale o tradizionale useresti? E perché?

A: “Digitale sicuramente LinkedIn, sul tradizionale non saprei perché con 10.000 euro ci fai poco!”

M: “Ricevi l’annuncio di chiusura da parte di tutti i servizi digitali che di solito utilizzi (tool, blog di terze parti, piattaforme, web apps, social network, etc.). Ne puoi salvare solo e soltanto uno. Cosa sceglieresti e perché?

A: “Ancora una volta salverei LinkedIn, perché è la piattaforma che mi ha permesso di entrare in contatto con moltissimi manager di YOURgroup e con altrettanti clienti.

Quella su cui ogni giorno comunico con i miei quasi 25.000 contatti.”

M: “Qual è stata, secondo te, l’innovazione che ha contribuito più significativamente all’evoluzione del digitale lasciando fuori quelle più scontate come i computer, gli smartphone e internet?

A: “Secondo me, i sistemi di compressione dei dati, che hanno permesso agli strumenti che hai citato di funzionare in maniera efficace e rapida, anche in presenza di “bande” non larghissime.

Ho avuto la fortuna di conoscere e collaborare a lungo, ad esempio, con Leonardo Chiariglione, un’eccellenza italiana nel mondo, fondatore di MPEG, e sono convinto che ha dato un contributo fondamentale al digitale così come lo conosciamo.”

M: “C’è qualcosa che proprio non ti piace del “mondo” digitale? Se sì, cosa?

A: “A me del digitale piace quasi tutto.

Forse la proliferazione di “fake news” che a volte dà una visione del mondo distorta.”

M: “Qual è, oggi, la più grande minaccia professionale di chi si occupa di Business Management come te?

A: “Vedo al momento solo grandi prospettive per il settore, che difficilmente, almeno nel breve, potrà essere sostituito dall’AI, stante il carattere altamente professionale e poco standardizzabile.

Per questo la minaccia più seria la vedo nell’invasione del mercato da parte di attori con scarse competenze, che sono sempre un rischio per la credibilità dello stesso.”

M: “Parlando del tuo ruolo professionale quali sono le sfide che affronti quotidianamente nelle aziende in cui lavori?

A: “La sfida è sempre culturale: far comprendere al mondo imprenditoriale la necessità e l’utilità di competenze manageriali di qualità per supportare la crescita di qualsiasi business e sconfiggere la tendenza del “fai-da-te”.

M: “Sei a capo di un gruppo pioniere in Italia del modello “Fractional Manager”, YOURgroup, nato da una visione di alcuni professionisti che prima di altri hanno compreso che le grandi imprese avevano bisogno di un supporto esterno di valore a livello manageriale capace di modificare i processi aziendale e generare un cambiamento. Come vedi la situazione ora rispetto a quando avete iniziato?

A: “Non ci crederai, ma il mercato sul tema ha fatto passi da gigante!

Non mi sembra nemmeno lo stesso. C’è più consapevolezza, più conoscenza, più fiducia.

Certo, sono processi lunghi dato che toccano aspetti di cultura d’azienda, ma credimi è stato tutto più veloce di quanto avessi mai sperato.”

M: “Nei tuoi contenuti su LinkedIn racconti esperienze personali e professionali che riguardano temi come leadership, finanza aziendale, ma anche integrazione delle donne e altri temi sociali legati al mondo del business. Proprio su quest’ultimo punto mi voglio soffermare. Stanno cambiando le politiche aziendali di integrazione in Italia oppure siamo ancora nella fase “ne stiamo parlando”? E, secondo te, quanto sta influendo la pressione sociale dovuta alla digitalizzazione delle informazioni?

A: “La digitalizzazione delle informazioni è stata fondamentale per supportare questo concetto, soprattutto perché ha messo in evidenza l’aspetto reputazionale dell’attività aziendale, influenzando in maniera forte l’opinione pubblica e soprattutto il mondo dei consumatori sempre più attenti, alle tematiche sociali e ESG.

Senza un’ampia diffusione della comunicazione digitale probabilmente su questo tema saremo ancora indietro, anche se c’è ancora tantissima strada da fare soprattutto per le nostre PMI che devono imparare dalle best practice.”

M: “Parliamo del tuo libro “Fractional manager. Una nuova professione per imprese che evolvono”. Sono quasi 20 anni che guido una personale battaglia verso il sistema del manager improvvisato, non aggiornato, spesso amico dell’imprenditore o semplicemente di famiglia. E nel tuo libro ho ritrovato un concetto per me chiave: “è troppo importante dal punto di vista evolutivo e strategico che i manager delle aziende siano competenti e consapevoli del loro ruolo per non provare a cambiare registro”. Può funzionare un esercito senza generale o un corpo di ballo senza coreografo, ma per un breve periodo e grazie alla capacità dei singoli, nel lungo serve una guida capace, esperta e che sposi a pieno la visione. Tu che hai la possibilità di vivere queste situazioni quotidianamente puoi dirci qualcosa di più e raccontarci cosa di più su ciò che troviamo all’interno del tuo libro?

A: “Il libro vuole essere in primis una guida operativa per manager che hanno intenzione di cambiare vita e ripensarla in maniera più imprenditoriale.

Quindi, da imprenditore per stare sul mercato devi produrre e proporre un prodotto eccellente: in questo caso il prodotto è la propria professionalità.

Nel libro suggerisco 7 temi che possono permettere a un manager di affrontare con successo una nuova carriera e una nuova impostazione di vita gestendo ciascuno di essi in maniera eccellente.

Indirettamente il libro vuole proporre l’imprenditore di riporre la fiducia verso manager che possono in qualche modo rafforzare la sua leadership col suo controllo sull’organizzazione che gestiscono, testando un nuovo modello che all’estero da anni dà grandissimi benefici a tutto il mondo aziendale.”

M: “Sono un amante della legge di Say e la trovo ancora attualissima, nonostante sia di fine 800. Purtroppo, però, oggi la finanza conta molto di più di allora. Se prima una buona idea validata sul mercato era sufficiente per creare impresa, oggi si deve passare per la ghigliottina delle risorse finanziarie. Servono sempre più soldi per generare soldi. Hai qualche consiglio da dare a chi è proprio in questa fase?

A: “Non credo che a fine dell’Ottocento le cose fossero molto più facili, anzi credo che da un certo punto di vista il mercato finanziario si sia estremamente democratizzato e sicuramente in certi paesi come gli Stati Uniti ne ha beneficiato anche la mobilità sociale.

Allora per partire con iniziativa imprenditoriale si aveva soltanto il supporto cosiddetto friends & family a meno che tu non facessi parte di una ristrettissima minoranza.

Ora abbiamo tante modalità per finanziare un business oltre a friends & family: le piattaforme di crowdfunding, i business angel e, a livello più elevato, venture capital e private equity, oppure nel mondo pubblico i bandi di finanza agevolata: tutte misure che stanno aiutando chi ha una buona idea a lanciarla sul mercato.

Il problema forse è che in questo momento c’è molta concorrenza sulle idee perché le idee hanno un impatto globale e quindi si compete non solo nel proprio Paese, ma a livello mondiale.

Quindi è forse vero che sono aumentate le risorse e gli strumenti, ma sono aumentati in maniera straordinaria i progetti su cui queste risorse devono essere ripartite.”

M: “L’ultima domanda riguarda sia la sfera personale che professionale e che ho rivolto a tutti gli intervistati. Molte volte sono stato tradito dalla fiducia che avevo riposto nelle persone, soprattutto colleghi. In base alle tue esperienze e competenze, ci può essere un rapporto sincero tra due professionisti che si occupano della stessa materia? Se sì, quale consiglio ti senti di dare?

A: “YOURgroup nasce su questo concetto: “la collaborazione tra professionisti che fanno esattamente la stessa cosa o cose simili”.

Ricordo sempre il concetto di “Speed of Trust” la velocità della fiducia sviluppato da Stephen M. R. Covey, concetto su cui ho basato tutto l’impianto della nostra organizzazione; quindi, non potrei che essere estremamente favorevole a questa affermazione.

La competizione va trasformata in collaborazione. L’obiettivo è allargare la torta, non cercare di prendere una fetta più grande di una torta più piccola o che non cresce.

Credo che questa sia la chiave di lettura nella gestione di un rapporto di questo tipo.”

M: “Grazie mille per le tue risposte Andrea e, soprattutto, per aver trovato il tempo per rispondere alle mie domande che sono sicuro i miei lettori gradiranno.”

E grazie a te, lettore, per essere arrivato fin qui.

A presto,

Mirko.

© Mirko Maiorano

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