La nostra vita, rispetto a 20 anni fa, crediamo che sia completamente cambiata a causa della digitalizzazione dei rapporti sociali, della vita lavorativa e dell’evoluzione della comunicazione.

Beh sì, qualcosa è cambiato, ma il nostro modo di vivere è sempre lo stesso. Quelli che sono realmente cambiati sono i posti che frequentiamo.

Partiamo da LinkedIn, che ha sostituito gli incontri in ufficio in corridoio o alla macchina del caffè del proprio piano, oppure gli appuntamenti aziendali di aggiornamento e formazione, le fiere di settore e le conferenze.

Vita sociale lavorativa che veniva affrontata nello stesso modo con cui si pubblicano i contenuti su LinkedIn: argomenti di lavoro, qualche pillola di saggezza inerente la crescita personale e professionale, opportunità, minacce e tanta ricerca di confronto.

Facebook, invece, rappresenta il bar della piazza centrale. Ogni volta che ci entri sei sicuro di incontrare un viso conosciuto, non per forza un amico, ma una persona con cui scambiare due chiacchiere frivole, un sorriso o uno scambio “acceso” di opinioni su politica, gossip, calcio, etc.

Naturalmente, essendo il bar centrale il più frequentato della città, può capitare di incontrare anche qualche persona utile per fini lavorativi. Ma è assai raro!

Poi c’è Twitter, che mi ricorda tanto la mia vita universitaria e la “bacheca” – un muro bianco su cui veniva appiccicato di tutto – vicino alle macchinette del caffè. Ogni volta che passavo lì davanti, anche più volte nella giornata, trovavo un nuovo messaggio, un annuncio, un invito o una comunicazione.

Tutti brevi e abbastanza piccoli per resistere alla sovrapposizione delle comunicazioni e al poco spazio a disposizione.

Instagram… il vecchio Cioè! (Wikipedia) Una rivista settimanale che trattava quasi esclusivamente in forma fotografica argomenti di make-up, moda, musica, cinema, gossip, amore e sessualità.

In Italia ha lanciato una serie di “influencer” che venivano copiati, in tutto e per tutto, dagli adolescenti dell’epoca. Inoltre, se incontravi qualcuno non potevi non aver letto l’ultimo Cioè perché altrimenti eri messo “fuori dal giro” a livello di conversazione… ahahahah!

Arriviamo a Tik Tok che mi fa tornare indietro nel tempo a quei venerdì sera passati a La Fabbrica (storica discoteca Pescarese), dove si andava principalmente per divertirsi e stare senza pensieri. Dove, anche se non eri Bolle, ti mettevi in mostra a centro pista con passi di danza alquanto improvvisati, con la speranza di attirare l’attenzione di qualcuno/a.

Ma, soprattutto, un posto in cui, per qualche motivo tutt’oggi a me ancora sconosciuto, ti potevi ritrovare alle 4 di mattina a parlare di business con un viso che avevi incontrato 4/5 volte nelle serate precedenti. Così è nata la mia agenzia di comunicazione e marketing!

E l’ultimo arrivato… Clubhouse! Devo essere sincero, ancora non lo testo in prima persona (sono Androidiano), ma da quello che mi raccontano amici e colleghi, mi ricorda tantissimo le aule universitarie quando non si faceva lezione.

Al loro interno trovavi sempre dei gruppetti di persone indaffarate a chiacchierare e confrontarsi su un argomento specifico: una lezione, un esame, un materiale da preparare, etc.

Aprivi una porta, ti avvicinavi al gruppetto che più era in linea con i tuoi interessi e le tue conoscenze, e cercavi di dire la tua e di portare valore.

Io lo facevo spesso con i gruppetti delle reclute… era un ottimo modo per fare nuove conoscenze! 😛

Come ti ho mostrato, non è cambiata la nostra vita, ma solo i posti dove mettiamo in atto determinate azioni sociali, che hanno determinati scopi e obiettivi. Dal cazzeggio alle cose più serie!

A presto,

Mirko

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