La metodologia Lean non è una novità nel campo del business, anzi le sue origini risalgono ai tempi del boom dell’industria automobilistica.

La cosa davvero strana, però, è che pochi imprenditori la conoscono e ancor di meno la applicano nonostante ne sia stata certificata e verificata la sua efficacia nel garantire una crescita sana e consapevole.

Con questo articolo cercherò di spiegare il perché la consiglio ai miei clienti e la applico nei loro progetti.

L’efficacia della metodologia Lean

Ogni imprenditore avvia la sua impresa con l’obiettivo di offrire una soluzione in grado di risolvere un problema (bisogno o necessità) del suo mercato nel più breve tempo possibile e nel migliore dei modi, a un prezzo sempre più alto e cercando di ridurre i propri costi e rischi.

Detta così sembra semplice e invece no. Il problema principale è che gli imprenditori tendono a focalizzarsi solo sulle minacce ambientali, concorrenziali o gestionali, e quasi mai affrontano il processo produttivo e distributivo come un reale rischio.

Questo perché, soprattutto all’inizio, si ha una visione parziale del problema dei clienti, del segmento da attaccare, dei canali da utilizzare, delle strategie da attuare e dei modelli di distribuzione più remunerativi.

Un imprenditore non è portato, per natura, a considerare il mercato come un suggeritore, un ottimizzatore o un produttore di idee, ma semplicemente come una “fetta di torta” da conquistare e riempire con il colore del proprio brand.

Questo è un comportamento sistematico alla radice dell’imprenditoria stessa e, purtroppo, spesso conduce gli imprenditori a perseguire una strada con delle convinzioni anche se queste li trascineranno verso un inevitabile fallimento.

Del resto siamo abituati a vedere aziende che affidano il loro destino a strategie tradizionali e “solide”, a pianificazioni e implementazioni di tecniche di marketing conosciute e “rodate”, a piani di industrializzazione o commercializzazione scopiazzate da qualche concorrente o da qualche “autorevole” testo, crollare miseramente semplicemente perché hanno sottovalutato la prima legge del mercato: l’imprevedibilità.

Tra gli esempi più noti mi viene in mente quello della Kodak.

L’azienda inventò la prima macchina fotografica amatoriale nel 1888 e, nonostante per anni ha occupato una posizione di leadership nel suo mercato, è stata dichiarata “non solvibile” nel 2012.

Le cause principali di questo fallimento sono state l’incapacità di innovare la sua linea di produzione e l’aver ipotizzato che il ruolo di leadership l’avrebbe protetta dagli imprevisti del mercato.

Qui viene in aiuto la metodologia Lean.

Un processo di sviluppo e creazione del prodotto che si basa su interazioni frequenti, acquisizione costante e continua di dati, un ciclo di ottimizzazione del prodotto costruisci-misura-apprendi, includendo grandi visioni e alte ambizioni dell’intero team.

Inoltre, questa metodologia, permette alle aziende di abbandonare tutti i preconcetti, le ipotesi o le “opinioni personali” sul mercato, sui bisogni e sulle strategie finora avute dai propri manager, al fine di adottare una mentalità data-driven.

Cenni storici

La metodologia Lean è ufficialmente nata all’interno delle fabbriche della Toyota dopo la seconda guerra mondiale, dall’intuizione di Kiichiro Toyoda, Taiichi Ohno e altri ingegneri, che modificarono il metodo di produzione elaborato da Ford agli inizi del ‘900.

È una strategia che ha tre obiettivi:

  • snellire i processi aziendali, da quelli produttivi a quelli gestionali;
  • diminuire gli sprechi (tempo, denaro, materie e risorse);
  • aumentare il valore per il cliente.

E cinque regole fondamentali:

  1. produrre solo ciò che i clienti sono disposti a comprare (customer-centricity);
  2. la sequenza delle attività è definita in base al valore che possono creare (eliminazione degli sprechi);
  3. nessuna interruzione operativa con una produzione per processi e non per funzioni (uffici, dipartimenti, lotti, etc.).
  4. il flusso delle attività segue una logica di tipo pull (dal mercato all’azienda);
  5. l’obiettivo finale è la perfezione (miglioramenti costanti).

Il metodo Lean, o anche chiamato pensiero Lean, permette quindi di mettere in opera processi di costruzione, progettazione e gestione con meno risorse, con una migliore gestione delle informazioni e senza intaccare la qualità dell’output, anzi spesso migliorandola.

Inoltre, garantisce una rapida risposta ai mutamenti dei desideri del mercato evitando quindi tracolli da immobilità.

Fail Fast, Learn Faster

Il fondatore di IBM, Thomas Watson, con la frase celebre “If you want to succeed, double your failure rate” diede il via a un nuovo modo di interpretare il fallimento, inserendo questa fase come passaggio obbligato in un processo di evoluzione e sperimentazione.

Uno dei tanti concetti che si porta dietro la metodologia Lean è, infatti, quello dell’apprendimento che deriva da un fallimento.

Il fallimento senza apprendimento è un doppio fallimento, ma se, invece, siamo in grado di capire e comprendere le sue cause, allora possiamo migliorare l’intero processo e raggiungere più velocemente i risultati desiderati.

Anche nel mondo dell’imprenditoria è così e ci sono tantissimi esempi che lo dimostrano.

Ad esempio, Instagram all’inizio era un’applicazione di foto-recensioni per locali commerciali con la possibilità di applicare speciali filtri alle foto.

Dopo diversi fallimenti di lancio sul mercato, i suoi manager, analizzando i dati raccolti, capirono che era proprio la funzionalità dei filtri a piacere agli utenti e trasformarono il loro progetto in una app di photo-sharing.

Come vedi, il fallimento senza un’accurata analisi rimane solo una perdita di tempo e denaro, invece, se si adottano delle metodologie di lavoro e dei processi sistematici, allora il fallimento diventa un passo fondamentale per l’innovazione e il successo.

Una delle differenze principali tra un’azienda che adotta la metodologia lean e una tradizionale è che quest’ultima concentra tutti i suoi sforzi e le sue risorse nella produzione di qualcosa che poi tenta di vendere al mercato in una sorta di “all-in”.

Un’azienda Lean si muove a piccoli passi, con rapidi esperimenti che se dovessero fallire non provocano problemi di solidità, ma anzi aumentano la conoscenza e la consapevolezza dell’intero sistema aziendale migliorando i futuri processi produttivi e decisionali.

La reale forza di questa metodologia è la capacità di rispondere rapidamente ai cambiamenti e ai fallimenti!

Molte aziende leader di mercato devono il loro successo a tanti fallimenti da cui hanno potuto apprendere e migliorare e a cui hanno saputo rispondere con velocità proprio grazie alla metodologia di lavoro e al pensiero che adottano.

Credo che nessun imprenditore di fama mondiale, da Jack Ma (Alibaba) a Steve Jobs (Apple), ha avviato il suo business con la certezza e la garanzia che l’idea avrebbe avuto successo.

Anzi, chi più chi meno, nella sua strada ha accumulato diversi fallimenti.

Ad esempio, l’iPhone è nato dal fallimentare lancio sul mercato del 2005 di iTunes Phone, mentre il primo Macintosh dall’enorme buco nell’acqua fatto dal computer di nome Lisa del 1984.

In un’economia così veloce e piena di incertezze, come quella degli ultimi 40 anni, non importa quanto un prodotto sia innovativo o economico, se non ci sono clienti disposti ad acquistarlo, sarà comunque un fallimento.

La domanda che oggi gli imprenditori si dovrebbero fare, quindi, non è “possiamo produrlo?”, ma “interessa a qualcuno ed è economicamente sostenibile?

Tutto questo è possibile utilizzando all’interno della propria azienda una metodologia Lean fin da subito, ovvero da quando nella mente dell’imprenditore si accende la lampadina di un nuovo progetto di business.

Metodologia Lean applicata alle Startup

Il motivo per cui questa metodologia è “tornata di moda” negli ultimi tempi e per cui ho scritto questo articolo è la sua applicazione al mondo delle Startup.

Molte idee di startup, infatti, fallivano e continuano a fallire perché passano mesi, a volte anche anni, a sviluppare i loro prodotti senza ascoltare minimamente i loro clienti, per poi ricorrere ad attività di advertising su larga scala con la speranza che le loro ipotesi vengano validate.

Affrontare le incertezze del mercato in questo modo, oltre che far aumentare i costi, pone l’intera azienda in una sorta di scommessa.

In questo scenario, una Startup Lean, invece, si organizza come un grande esperimento, pronta a effettuare rapidi cambiamenti e, soprattutto, piccoli passi alla volta, cercando, attraverso i dati e il monitoraggio delle attività, le conferme necessarie per passare allo step successivo, senza giocarsi il tutto per tutto un po’ alla cieca.

D’altronde, sperimentare è un’operazione rivolta ad accertare qualcosa attraverso dei test di validazione, un po’ come avviene in un laboratorio di ricerca.

In effetti, la ricerca scientifica e la metodologia Lean applicata alle startup hanno molto in comune:

  • entrambe eseguono le attività basandosi sul valore del risultato atteso;
  • entrambe fanno del fallimento un punto di forza dell’intero processo grazie alla fase di apprendimento;
  • entrambe svolgono test per validare le ipotesi senza preconcetti;
  • entrambe hanno un unico obiettivo, fornire la migliore soluzione.

Questo paragone apre le porte a una dovuta riflessione, però.

Come in un laboratorio di ricerca, anche all’interno della startup occorrono determinate caratteristiche per poter applicare con efficacia una metodologia basata sulla sperimentazione, sull’apprendimento dai fallimenti e sulla rapida risposta.

Diligenza, ambiente sano, sufficienti risorse finanziarie, consapevolezza, competenza e mentalità aperta. Senza queste caratteristiche l’implementazione di una mentalità Lean diventa assai critica.

Non è applicando queste tecniche che si risolvono i problemi strutturali o di risorse, anzi li renderebbe ancora più evidenti.

Se ci sono problemi, sia in termini finanziari, economici, di risorse umane, probabilmente continueranno a esistere e rallenterebbero l’intero processo alla base della metodologia Lean.

Trasformare un’azienda tradizionale in un’azienda Lean è un processo che richiede un cambiamento drastico del mindset aziendale e un terreno fertile dove far crescere le idee.

Questo è il principale motivo per cui la metodologia Lean è più apprezzata nel mondo delle startup che nelle aziende strutturate e tradizionali.

Infatti, se si adotta questa metodologia già dalle fasi iniziali è più facile raggiungere una crescita sana e consapevole ed evitare grandi e pericolosi fallimenti da cui difficilmente ci si riesce a rialzare e diventare migliori.

© Mirko Maiorano

Libri di approfondimento

  1. Il metodo Lean Startup: innovazione senza sprechi per nuovi business di successo di Eric Ries
  2. Running Lean: Iterate from Plan A to a Plan That Works di Ash Maurya

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