Quante volte hai detto “oggi inizio il mio progetto” e poi durante la giornata hai fatto tutt’altro rinviando la realizzazione dei tuoi sogni a un probabile domani? Questa attività di chiama procrastinare, ovvero rinviare a un altro momento, differire, riferito a una decisione o a un impegno.

La nota positiva è che non sei l’unico che procrastina i propri progetti, anzi pare che il “club” sia alquanto numeroso.

La procrastinazione nella vita privata, ma soprattutto nel mondo del business, deriva da un blocco mentale con cui un po’ tutti nasciamo: la paura di fallire.

Questa è molto più frequente nei giovani, che tendono a spostare in avanti la realizzazione dei propri desideri per paura di fallire con il loro primo progetto e meno negli imprenditori più navigati, che hanno già conosciuto sulla propria pelle cosa significa saper cadere e sapersi rialzare. 

La scienza ci dice che gli esseri umani sono per natura portati a compiere azioni e attività a basso rischio di fallimento e che garantiscono maggior successo.

Un professore canadese, T. A. Pychyl, dopo diversi anni di studi e ricerche è giunto alla conclusione che il nostro voler procrastinare derivi dal fatto che la certezza di ciò che possiamo ottenere oggi vince quasi sempre sull’incertezza di qualunque risultato di un possibile domani, soprattutto quando quest’ultimo potrebbe incidere sulla nostra felicità.

In pratica, siccome conosciamo le attività che ci appagano oggi e non vogliamo rinunciare a questa felicità, tendiamo a rimandare le attività che potrebbero mettere a rischio questo nostro stato emotivo.

Nel caso dell’imprenditoria questo si traduce in: preferisco continuare ad immaginare quanto potrebbe funzionare la mia idea, piuttosto che rischiare di metterla in pratica, fallire e distruggere così i miei sogni.

La paura è frutto dell’ambiente che ci circonda. Per anni, soprattutto in paesi come l’Italia, alla parola fallimento si è sempre associata la definizione di imprenditore incapace di mantenere le sue promesse e i suoi obblighi.

In pratica una persona che aveva fallito era marchiata a vita come inetto, truffatore o incapace.

Da qui è facile comprendere come un qualsiasi ragazzo prima di iniziare un’attività ci pensa su anche 100 o 1000 volte.

Rischiare i propri risparmi è una cosa, mettere in gioco anche la reputazione e il futuro, un’altra.

Da questo deriva il fatto che le migliori idee e opportunità di business si manifestano nei peggiori periodi economici e personali. Quando hai poco da perdere sei più propenso a correre dei rischi.

Quante volte abbiamo avuto un’idea ed eravamo così contenti di condividerla con gli amici più stretti, ipotizzando le sue evoluzioni, i risultati, i guadagni e il successo?

Io ho smesso di contare quelle dei miei amici o dei tanti ragazzi che si sono rivolti a me.

Procrastinare il via e continuare ad allenarsi per la gara, però, non fa altro che allungare la distanza tra noi e la nostra carriera da imprenditore e ci espone a diversi rischi tra cui quello di vedere realizzati i nostri progetti da qualcuno più scaltro e impavido.

A questa paura di fallire, poi, in alcune persone si manifesta un altro blocco mentale che alimenta la procrastinazione, il desiderio di perfezione.

A differenza del fallimento, superabile con un buon percorso di mentorship, il perfezionismo è una vera e propria piaga nel mondo del business, un macigno sulle spalle dei potenziali imprenditori.

Il desiderio di perfezione colpisce ogni tipologia di persona, dallo studente che non si sente mai pronto, alla casalinga maniaca del pulito, allo scrittore o artista mai completamente soddisfatto della sua opera, all’imprenditore che vuole presentarsi sul mercato con il suo prodotto tirato a lucido.

Per fortuna, ultimamente nel mondo delle start-up e delle aziende si parla sempre di più delle metodologie Agile e Lean, utili per cambiare la propria mentalità e approccio durante la fase di progettazione e realizzazione delle proprie idee imprenditoriali. 

Se a questo aggiungiamo anche il fatto che negli ultimi anni si è iniziata a ridefinire la parola fallimento spostando il focus dalla persona all’idea, la speranza che i giovani imprenditori diventino sempre più coraggiosi e meno perfezionisti è molto alta.

D’altronde non sono gli imprenditori a fallire, ma i loro progetti imprenditoriali.

© Mirko Maiorano

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