Immagina di dover portare avanti un processo di innovazione, all’interno della tua azienda, con un countdown sulla scrivania che ti segnala quanto tempo ti rimane prima che esploda l’ufficio.

Beh, a grandi linee, in una startup è così che si vive un processo di innovazione. C’è solo una parola che regna, soprattutto durante i primi passi: URGENZA!

Le startup, infatti, fino a quando non iniziano a remunerare i loro sforzi, devono fare i conti con queste tre metriche:

  • Burn Rate – tasso di consumo – ovvero quanti soldi stanno spendendo al mese per portare avanti il processo di innovazione meno le entrate.
  • Quanti soldi sono in banca.
  • Quanti giorni restano prima che finiscano i soldi in banca.

Per avere un buon rapporto con questi numeri, e vivere “serenamente” l’avvio della propria attività, è necessario ottimizzare il processo d’innovazione al fine di renderlo più rapido e con meno risorse possibile.

L’obiettivo, quindi, è convertire da positivo a negativo il Burn Rate e per farlo, serve realizzare e lanciare un prodotto in linea alle esigenze del mercato.

Ecco perché startup e aziende ricorrono a nuove metodologie per la ricerca e sviluppo dei prodotti come la Customer Development o il Design Thinking.

Entrambe valide, ma non utilizzabili all’interno dello stesso contesto.

Il Design Thinking, infatti, ha lo scopo di scoprire le esigenze e i bisogni dei consumatori da soddisfare con un nuovo prodotto, diminuendo il rischio di flop sul mercato utilizzando un ciclo di apprendimento rapido attraverso la prototipazione.

Piccole puntate su diversi prototipi, prima di fare “all-in” sul prodotto giusto.

La Customer Development, invece, si utilizza per individuare il migliore consumatore / mercato di riferimento per un prodotto che si ha intenzione di realizzare, utilizzando un ciclo di apprendimento rapido attraverso la realizzazione di un MVP (prototipo in grado di generare un risultato) e un ciclo di iterazioni e pivot.

Parto dall’idea di un prodotto e poi, tramite test e sondaggi, lo affino e lo miglioro per renderlo più appetibile alle esigenze dei consumatori.

Come vedi, entrambe si basano su una attività di scoperta del consumatore, ma con una sottile, quanto importante, differenza:

  • la Customer Development è utile se ci troviamo nella situazione: “ho un’idea di un nuovo prodotto innovativo, ma non so a chi venderlo”.
  • Il Design Thinking, invece, quando: “voglio scoprire i bisogni dei consumatori e individuare il miglior prodotto che li possa soddisfare, iterando la produzione di prototipi, finché non trovo quello giusto”.

Da questa differenza condiziona il contesto nel quale è preferibile utilizzare l’una o l’altra metodologia.

Nella Customer Development l’idea di prodotto è il punto di partenza, nel Design Thinking quello di arrivo.

La prima è più rapida – e più economica – ma meno precisa dal punto di vista della qualità finale dell’output a causa della scarsità di risorse finanziarie e di tempo.

La seconda è più lenta – e più cara – ma il prodotto finale è pronto a una produzione in serie e al mercato di massa.

La prima si adatta meglio, quindi, al contesto “poche risorse e poco tempo” – Startup – la seconda a “sufficienti risorse e tempo” – Aziende consolidate.

Inoltre, se il processo di innovazione dovesse fallire, con la prima abbiamo ancora tempo e soldi per poter ripartire o “fare pivot”, con la seconda la situazione potrebbe essere più grave avendo investito molte risorse nella produzione di svariati prototipi.

Ecco perché le grandi aziende spesso preferiscono utilizzare il Design Thinking. Loro posso permettersi di assegnare un budget all’ufficio di R&D per eseguire un processo di innovazione senza mettere a rischio l’intera società. Nessuno perde il posto di lavoro – forse – e l’azienda non rischia di chiudere.

Ma in una Startup, il fallimento è fallimento e si traduce in “R.I.P. Startup”. Quindi è meglio procedere velocemente e con poche risorse, senza badare troppo alla qualità, ma più al momento in cui si inizierà ad invertire, o quanto meno ad abbassare, il trend del Burn Rate.

Nota doverosa

Per fallimento intendo quello finale, la condizione per cui è inutile portare avanti un progetto di business innovativo. Nulla a che fare con i fallimenti che si ottengono durante i cicli di feedback del processo di innovazione.

Quelli servono per apprendere e individuare la giusta strada da seguire.

© Mirko Maiorano

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